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domenica 7 aprile 2013
Leggo con interesse i tentativi di risposta alle mie pacate e serene argomentazioni. Tipo quelli dell'immarcescibile Tondelli e del suo seguito di quarantenni che, alle prese con la sconfitta della sinistra, continuano a impicciarsi del conflitto in Medio Oriente.
Ci metto una certa fatica, a conservare l'interesse, perche' -non me ne voglia nessuno- sono post perlopiu' noiosi e consistono in variazioni sul tema dello specchietto. E sono una ripetizione continua di attacchi personali. Come se quel che scrivo fosse indebolito dal fatto che l'autore (io) e' stato comunista o e' cresciuto nella culla della Lega Lombarda. Che ai miei tempi contava si' e no un consigliere comunale nei comuni sopra gli antamila abitanti, e nemmeno in tutti.
L'argomentazione, informo, e' perdente in partenza. E' una variante dello specchietto. La complicita' con le leggi razziste e fasciste di questo o quell'intellettuale cattolico, poi ricicilatosi comunista o cattolico attento al mondo arabo (per ragioni petrolifere), e caro a cattolici e comunisti, appunto, e' una faccenda grave. Soprattutto se nel percorso biografico dell'individuo in questione (se p. es. non ha mai visitato lo Yad Vashem) non e' difficile scorgere un unico e solo nemico. Il fatto che uno [io] da adolescente sia stato anarchico, comunista, radicale e abbia avuto una fidanzata fascista (o forse piu' di una) non ne fa un complice dello sterminio di sei milioni di invididui, al contrario dell'intellettuale di cui sopra.
Ma in questi attacchi personali c'e' un altro punto che davvero mi fa rotolare dalle risate, e mi rendo conto solo ora di quanto sia trasversale. E cioe' che le mie posizioni a proposito di Israele, o dell'antisemitismo nella sinistra, o dell'antisemitismo tra i cattolici, siano qualcosa di cui mi vergognerei, e le terrei pertanto segrete, confinate a una identita' solo virtuale e difficilmente rintracciabile. C'era addirittura uno (ciao Marco!) che sul friendfeed del Tondelli parlava di Dr. Jeckill e Mr Hyde.
Questa e' una cazzata per tre motivi, anzi quattro.
Primo. La identita' del sottoscritto non e' duplice. Scrivo in inglese e in italiano e quando scrivo in italiano (su forum italiani e sul mio blog in italiano) uso un recapito E mail, e quando scrivo in inglese (facebook, di solito) ne uso un altro. Pure su facebook, tra l'altro. Sono notoriamente incapace di costruire fake e difatti non ci provo nemmeno. Cioe' a dire che quel che scrivo in italiano e' facilmente collegabile alla mia persona pubblica e a quel che scrivo in inglese. E viceversa.
Non ho nemmeno voglia di immaginare come possa essersi formata questa idea nella testa di gente che e' molto piu' brava di me a smanettare e destreggiarsi su internet, e e' benissimo in grado di verificare che le mia identita' pretesa segreta non e' affatto tale.
Secondo motivo, e mi rivolgo da qui in poi a quelli che pensano che sia professionalmente imbarazzante sostenere quel che scrivo io a proposito di Israele o di antisemitismo cattolico e comunista (e interazioni reciproche).
SIETE FUORI STRADA
Le opinioni che uno sostiene in pubblico sono affari suoi e non esiste da nessuna parte il diritto del datore di lavoro, della istituzione accademica, del circolo culturale, del presidente della federazione bocciofila o che altro, di andare a frugare nelle opionioni politiche o religiose di chicchessia per metterlo in difficolta'.
Mettetevi l'anima in pace. Sono sionista, ho una spiccata simpatia per il sionismo revisionista, sono un cittadino israeliano, sono convinto che dietro i tentativi di dialogo tra sinistra e mondo ebraico ci sia (da sinistra) il non confessato desiderio di vedere Israele che scompare e gli ebrei piu' deboli, e che questo sia un desiderio condiviso da larghi settori del mondo cattolico, eredi e allievi di quei cattolici italiani che sono sopravvissuti alla epurazione antifascista. Sostengo queste mie posizioni in italiano come in inglese e quelli che lavorano con me ne sono benissimo a conoscenza. Ma anche se non lo fossero, non cambierebbe una virgola nella mia situazione professionale o accademica.
Agli scopritori di altarini e identita' segrete, che poi non sono segrete, consiglio di non perdere tempo e non rendersi ridicoli. Vedere persone anagraficamente mature che scrivono l'equivalente di "adesso lo vado a dire alla maestra" non e' un bello spettacolo.
Terzo motivo. Che ha a che fare con le predette posizioni. Le quali non sono ne' rare ne' estreme, nel mondo in cui vivo e lavoro io.
Che nel mondo cattolico, comprese le gerarchie, ci sia un fondo di antisemitismo mai sufficientemente scandagliato ne' pulito, e' una convizinzione diffusa fuori dal mondo cattolico stesso, p. es. tra gli ebrei. Che a tale fetido passato si debba la riluttanza del Vaticano a riconoscere Israele, e' pure quella una opinione diffusa tra chiunque sia ebreo ed abbia un minimo di conoscenze storiche. E' una convizione, chissa' come mai, poco diffusa nel mondo cattolico italiano. Ma fidatevi, tra ebrei la si pensa in maniera diversa.
Che il Foreign Office britannico, per ragioni petrolifere, e per attrarre nelle banche inglesi i capitali degli sceicchi, sia scandalosamente filo-arabo, e quindi nemico di Israele (e degli ebrei) e' materia di senso comune, e persino oggetto di barzellette, al punto che se un ebreo fa carriera nella diplomazia britannica, la notizia viene accolta come una curiosita'.
Che Israele e gli ebrei abbiano a sinistra piu' nemici che amici, e' anche quella una opinione molto diffusa tra gli ebrei che vivono in Inghilterra, in Israele, in Francia e negli USA. Che l'ANP sia un interlocutore poco affidabile e che Israele, per quanto si sforzi di fare concessioni, comunque non trovi partner credibili nel mondo arabo e' una opinione difusa tra gli elettori israeliani. Vedi, appunto, i risultati delle elezioni e la sconfitta dei beniamini della sinistra italica. Che a questi beniamini poi importi granche' dell'appoggio che hanno dentro la CGIL, resta tutto da dimostrare. Ma la si pensa cosi' anche nella Diaspora. Basta aprire un qualsiasi periodico ebraico per rendersene conto. C'e' internet, ragazzi. Usatelo.
Che il Foreign Office britannico, per ragioni petrolifere, e per attrarre nelle banche inglesi i capitali degli sceicchi, sia scandalosamente filo-arabo, e quindi nemico di Israele (e degli ebrei) e' materia di senso comune, e persino oggetto di barzellette, al punto che se un ebreo fa carriera nella diplomazia britannica, la notizia viene accolta come una curiosita'.
Che Israele e gli ebrei abbiano a sinistra piu' nemici che amici, e' anche quella una opinione molto diffusa tra gli ebrei che vivono in Inghilterra, in Israele, in Francia e negli USA. Che l'ANP sia un interlocutore poco affidabile e che Israele, per quanto si sforzi di fare concessioni, comunque non trovi partner credibili nel mondo arabo e' una opinione difusa tra gli elettori israeliani. Vedi, appunto, i risultati delle elezioni e la sconfitta dei beniamini della sinistra italica. Che a questi beniamini poi importi granche' dell'appoggio che hanno dentro la CGIL, resta tutto da dimostrare. Ma la si pensa cosi' anche nella Diaspora. Basta aprire un qualsiasi periodico ebraico per rendersene conto. C'e' internet, ragazzi. Usatelo.
Posizioni minoritarie, estremiste o strampalate sono le altre. Quelle di chi crede al principio due popoli due Stati e pensa che se fallisce e' sempre colpa degli israeliani.
Due o tre frequentatori abituali di forum internet, quando cercavano di (ri)mettere in piedi una roba che si chiama Sinistra per Israele, avevano preso l'abitudine di attaccare il sottoscritto dandomi dell'estremista a ogni occasione. Il gioco era evidente: qualificarsi in questo modo, agli occhi della sinistra, come interlocutori moderati e credibili, e tessere cosi' chissa' quale alleanza tra PD (o come si chiamava allora) e mondo ebraico. Bhe', era, ed e', un gioco cretino. Vedi, appunto, sopra: come vanno le elezioni in Israele e quanto (poco) si crede al moderato Abu Mazen e ai suoi sostenitori.
Peraltro, qualcuno mi informa su cosa esattamente sia riuiscita ad ottenere questa celeberrima "Sinistra per Israele"? Questo brillante tentativo di dividere il mondo ebraico giocando al vodu con la bambolina di Sharon, Netanyahu, Begin e ultimamente pure Jabotinsky, quali risultati positivi ha portato al mondo ebraico, ad Israele e alla Diaspora? Che io da qui, vivendo tra Inghilterra ed Israele, proprio non ne vedo.
Quarto motivo, che ho lasciato per ultimo perche' e' il piu' divertente, per via della sua logica del tutto bizzarra. Insomma, io sarei un fascista, razzista, estremista di destra ed anticattolico, e anticomunista, e di questo me ne vergognerei perche' un rabbino non deve avere di quelle posizioni, ecco perche' le tengo nascoste.
Quanto alla legittimita' o popolarita' delle predette posizioni, vedi sopra. Ma l'argomento in se' mi fa ridere, perche' delle persone non ebree che discettano sulla job specification di un rabbino e', riconoscerete, uno spettacolo divertente. Non ci capiscono nulla, e ne vanno pure fieri.
Un rabbino, vedete, non e' un prete. Non risponde al vescovo, ma alla propria comunita'. Generalmente parlando, il compito del rabbino e' fare in modo che quello che succede dentro alla sua comunita' sia in linea con la tradizione (religione, cultura....) ebraica, di cui quella comunita' e' espressione.
Stabilire rapporti di sudditanza con il mondo cattolico, insegnare che la interpretazione cattolica dei testi ebraici e' quella corretta, non rientra tra i compiti del rabbino. Anzi, diciamo che e' piuttosto contrario. Per questo intervengo quando leggo spropositi a proposito della storia di Abramo, usata p. es. contro le comunita' ebraiche, e il loro diritto di chiedere che Israele non sia lasciata sola.
Il razzismo e' una schifezza ed e' contro i valori e le tradizioni dell'ebraismo. Ma affermare che sia in corso un immenso e continuo pogrom anti-islamico e' una offesa alle vittime (ebree) dei pogrom, di quelli veri. E rientra tra i miei compiti spiegare che si tratta, appunto, di una sciocchezza offensiva.
Come pure rientra nei miei compiti, per come la vedo io, essere estremamente sarcastici, duri, ironici e sprezzanti, con chi sogna un futuro senza Stato ebraico, senza ebrei e in cui i tesori della letteratura rabbinica e della tradizione ebraica siano in mano solo ad accademici, cattolici o comunisti: gente che con gli ebrei in carne ed ossa ha sempre avuto qualche problema.
E se e quando costoro se la prendono, e' pure divertente vedere che si arrampicano sui vetri per spiegare che non ce la hanno con gli ebrei ma solo con capitalisti, usurai, sionisti, farisei, e nemici di Bernardino da Feltre. Divertente perche', alla faccia del mio preteso anonimato, tali voli pindarici finiscono a volte persino nei miei sermoni, come esempio della stupidita' degli antisemiti, del loro odio feroce e cieco contro tutto quello che non riescono a capire (che e' tanto).
E se e quando costoro se la prendono, e' pure divertente vedere che si arrampicano sui vetri per spiegare che non ce la hanno con gli ebrei ma solo con capitalisti, usurai, sionisti, farisei, e nemici di Bernardino da Feltre. Divertente perche', alla faccia del mio preteso anonimato, tali voli pindarici finiscono a volte persino nei miei sermoni, come esempio della stupidita' degli antisemiti, del loro odio feroce e cieco contro tutto quello che non riescono a capire (che e' tanto).
Rientra per l'appunto tra i compiti del rabbino vedere antisemitismo dove c'e', anche quando si trucca di preoccupazione per la sofferenza degli animali o di prevenzione contro l'herpes (che secondo qualche leggenda urbana si dovrebbe solo ed esclusivamente alla circoncisione).
Perche', vedete, io sono in realta' molto inclusivo e tollerante. Credo che il compito del rabbino sia anche tenere la porta aperta per coloro che (per ragioni matrimoniali o curiosita' intellettuale) vogliono entrare dentro quella grande tenda che e' l'ebraismo. Ma la porta e' porta perche' ci sono dei confini.
Da questa parte del confine si e' ebrei, se ci si riconosce in una determinata tradizione testuale, che consiste appunto in un certo numero di testi (il Talmud, ma non solo). E se non ci si riconosce, e' del tutto legittimo starne fuori.
Non e' invece legittimo cercare di attaccare la tenda per distruggerla, p.es. negando il legame tra popolo ebraico e terra di Israele, o rubando quei testi (in cui ci sta affermata, tra l'altro, pure questa faccenda del legame) e rivendicandone una corretta interpretazione, che annulli la nostra. Il piu' delle volte, storicamente, e' stato un tentativo di annullare noi come popolo prima e come individui poi. Compito del rabbino, allora, e' scendere in difesa.
Da questa parte del confine si e' ebrei, se ci si riconosce in una determinata tradizione testuale, che consiste appunto in un certo numero di testi (il Talmud, ma non solo). E se non ci si riconosce, e' del tutto legittimo starne fuori.
Non e' invece legittimo cercare di attaccare la tenda per distruggerla, p.es. negando il legame tra popolo ebraico e terra di Israele, o rubando quei testi (in cui ci sta affermata, tra l'altro, pure questa faccenda del legame) e rivendicandone una corretta interpretazione, che annulli la nostra. Il piu' delle volte, storicamente, e' stato un tentativo di annullare noi come popolo prima e come individui poi. Compito del rabbino, allora, e' scendere in difesa.
Yom ha Shoa 5773.
domenica 31 marzo 2013
Moni, stattene zitto
"Moni Ovadia sulla morte di Jannaci: e' come se fosse scomparsa tutta Milano"

Quando ho sentito della morte di Jannacci ho cercato delle sue canzoni da condividere su facebook e mi sono reso conto che la morte era spesso presente nelle sue canzoni. In maniera irridente, tragica o sarcastica.
"Quelli che vogliono arruolarsi nelle SS ma non hanno il fisico e allora non possono darci la divisa, e allora fanno i corsi di sopravvivenza, e muoiono tutti. Purtroppo quasi tutti"
Sei minuti all'alba, che e' l'alba prima della fucilazione. Quello che canta onliu' e che arriva in fondo alla strada.
"Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale.." E cosi' via.
"Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale.." E cosi' via.
Ho tutti i dischi di Jannacci, mi ha tenuto compagnia un sacco di volte molte volte, e di questa faccenda della morte mi rendo conto solo ora. Che, appunto, e' morto.
Quando devo spiegare agli amici inglesi e americani di chi si tratta, dico che e' stato una specie di Tom Waits milanese. Milano e' infatti una citta' in cui si muore. Pure se la Milano di Jannacci ha avuto una delle malavite piu' cavalleresche di Italia, che non usava mai la rivoltella, e le cui gesta lui ha cantato a modo suo. A Milano si muore di infortuni sul lavoro, di malattia, di solitudine, con le scarpe da tennis ai piedi, anche se era il primo della via.
Jannacci reagiva alla morte, che a Milano e' cosi' presente, con una vitalita' disperata. Perche' l'importante e' esagerare.
Moni Ovadia, invece, da vent'anni si e' inventato il ruolo di misurato portavoce degli ebrei morti, e specula politicamente su quelle morti, inventandosi delle Shoah sempre dietro l'angolo (contro i musulmani e/o contro i palestinesi). Che poi stanno solo nella sua fantasia. Mentre invece quando Jannacci cantava dello sfigato che butta nel canale quello stronzo dell'Armando era ed e' molto piu' vero e reale.
Pertanto fammi un favore, Moni Ovadia, fallo a tutti quelli che hanno amato Jannacci. Piantala di parlare di morti. Statti zitto, che ci fai una figura migliore.
martedì 26 marzo 2013
Io amo Mondoweiss, lo hub degli antisionisti, cioe' critici di Israele, cioe' critici della troppa presenza ebraica nei media e nella politica USA. Lo amo perche', ogni volta che lo leggo, trovo delle perle comiche di eccezionale valore. Ma anche i punti basilari della loro fede, che loro ripetono ad ogni tornata, sono spassosi, particolarmente quando si spetasciano contro una roba cattiva che si chiama realta'.
Il principale nemico degli autori di Mondoweiss sono i sionisti di sinistra, quelli che credono sia possibile arrivare presto a realizzare il progetto "due popoli due Stati". Quelli di Mondoweiss dicono che il vero e sincero democratico dovrebbe volere uno Stato unico, a maggioranza araba, con gli ebrei disarmati a beneficiare della secolare tolleranza islamica, rafforzata dai decenni di militanza pro-sovietica in cui e' cresciuta la generazione di Abu Mazen. Per essere sicuri che tale maggioranza araba sia massiccia, loro ritengono che tutti gli autoproclamati discendenti di sedicenti profughi pretesi palestinesi debbano trasferirisi in Israele e sfrattare gli ebrei.
Tanto per chiarire: i curatori di Mondoweiss sono due ebrei americani, tutti e due hanno sposato persone non ebree, ambedue evitano di educare i figli all'ebraismo, ed insomma sono due ebrei che hanno l'ebraismo a schifo, il che e' del tutto legittimo. Il fatto e' che trasferiscono questi loro problemi personali sulla sfera politica, nel tentativo evidente di risultare graditi ed accettati (ovvero non piu' considerati ebrei) presso familiari e amici delle rispettive consorti.
Si da' pero' il caso che gli ebrei americano sono in gran parte persone normali, per cui Israele non e' un simbolo, ma uno Stato con i problemi di tutti gli Stati, e non vedono alcuna ragione per cui debba essere smantellato per trasformarsi in non si capisce cosa. L'unica cosa che si capisce e' che tale progetto di trasformazione penalizzera' gli ebrei di quelle parti, e quelli del resto del mondo. Quindi la posizione di Mondoweiss e' minoritaria, e gli autori lo sanno ma sono convinti che masse di benintenzionati potranno essere persuasi di quanto sia buono e giusto ridurre gli ebrei a minoranza in casa loro, se solo si leva (toh, guarda caso) il controllo ebraico dai media.
Ah, e uno dei curatori di Mondowess e' un giornalista che ha mosso i primi passi nell'editoria grazie al fatto che familiari e amici ebrei lo hanno messo in contatto con redazioni di quotidiani. E' evidentemente convinto che quel principio di carriera fosse un errore, perche' lui e' una scarpa che se la cava malissimo con le parole, e quindi se e' riuscito a cavarsi da vivere scrivendo e' perche' e' un privilegiato. Non e' che la carriera giornalistica sia finita perche', appunto, lui scrive da cani. E questi previlegi ebraici stanno uccidendo l'America e bisogna finirla e aprire una discussione sul potere della Lobby ebraica e sul come liberarsene. Che tradotto significa che lui non riesce a liberarsi della influenza che la sua famiglia ancora esercita su di lui.
Finisce l'era Bush, inizia quella Obama. Sulle faccende che a quelli di Mondoweiss stanno cosi a cuore, Obama e la su amministrazione non hanno delle idee poi cosi' diverse da quelle di Bush. Anche perche' la realta' non e' che un nuovo presidente ti possa aiutare a far pace con il resto del mondo. E' piu' un problema tuo, che dovresti accettare come va il mondo, e nel mondo ci stanno anche i politici arabi che non hanno alcun interesse a riconoscere Israele. Obama fa un gran parlare di due popoli due Stati, i leader arabi rispondono vattene a fare in culo, negro di merda, noi vogliamo comunque distruggere Israele.
Poi Obama viene rieletto.
E allora quelli di Mondoweiss entrano in fibrillazione, si dicono certi che, ormai privo di gratitudine verso la Lobby, il POTUS avrebbe finalmente messo in riga Netanyahu ["non chiamatelo Bibi! Non usate vezzeggiativi con i criminali di guerra" (1); che tradotto significa: "quello non e' mio parente, io sono bravo e buono"] Nulla perviene in questo senso, ed eccoli per reazioni fantasticare che, con il prossimo viaggio in Israele ("e Palestina!") le masse arabe si sarebbero galvanizzate e un enorme movimento di massa avrebbe posto fine all'occupazione e all'apartheid, non avete visto che Obama apre all'ipotesi di uno Stato unico (in effetti no, io mica lo ho visto, ma loro ci hanno fede e la fede fa miracoli).
Iniziano poi a filtrare i dettagli del viaggio pianificato: cosucce tipo il presidente andra' a dire ai due popoli le stesse cose, con in piu' la considerazione che Israele ha diritto a non ricevere missili sulla testa. Non c'e' nulla dei sogni mono-nazionali, eppero' quelli di Mondoweiss si dedicano a fare il conto di quanto sono pochi e vecchi i democratici ebrei del Nebraska, e quindi i giovani ebrei non sono piu' interessati ad appoggiare Israele (non cercate il nesso logico, non c'e'). E quindi ne consegue che Obama finalmente voltera' pagina e cessera' il supporto acritico degli USA verso Israele che rende cosi' imbarazzante per i giovani ebrei americani (e cioe' solo per i due autori ebrei di Mondoweiss) fare amiciza con i coetanei arabi.
Giunge finalmente il fatidico viaggio presidenziale. Voi magari non ve ne siete accorti, perche' (giustamente) nel resto del mondo succede roba piu' seria, ma quelli di Mondoweiss erano li pronti as aspettare il fatidico momento, lungamente annunciato, in cui Obama avrebbe detto alla folla di Ramallah "E alla Lobby ebraica dico fuck you, guys, ora Palestinian rules, Assalaam aleikhum!!!"
Obama quindi sbarca in Israele, saluta in ebraico, parla del legame indistruttibile tra USA ed Israele, si lancia in descrizioni del legame tra ebrei e terra di Israele, parla di Israele unica democrazia del Medio Oriente, di Stato ebraico che deve essere riconosciuto dal mondo intero (si', anche dagli arabi) come appunto Patria del popolo ebraico, altrimenti nessuna pace sara' possibile e non menziona una sola volta la ineluttabile imprescindibile e necessaria divisione di Gerusalemme.
Non una parola sullo Stato unico inevitabile, menzione vaga di una prossima affermazione del principio due popoli due Stati, se e solo se gli arabi accetteranno il diritto degli ebrei ad uno Stato e la natura ebraica di Israele.
In due parole: Epic fail.
Batostati su tutta la linea, quelli di Mondoweiss si rifanno intervistando un analista palestinese [vale a dire un individuo pagato dal governo siriano per fare lobbysmo negli USA] il quale tutto ad un tratto scopre che certo, la natura ebraica di Israele non e' un problema, che certo si puo' parlare con i sionisti ragionevoli (che di Mondoweiss sono i principali nemici, vedi sopra) e che insomma non c'e' niente di male nel principio due popoli due Stati, basta accettarlo e poi si puo negoziare sul resto.
Tu guarda come diventano ragionevoli, leader ed analisti arabi, ogni volta che prendono una legnata.
E tu guarda come i sostenitori dei palestinesi si fanno prendere la mano da retorica magniloquente (e genocida) ogni qual volta si immaginano ci sia stata una apertura verso i loro deliri.
Qualcuno si stupisce?
Il principale nemico degli autori di Mondoweiss sono i sionisti di sinistra, quelli che credono sia possibile arrivare presto a realizzare il progetto "due popoli due Stati". Quelli di Mondoweiss dicono che il vero e sincero democratico dovrebbe volere uno Stato unico, a maggioranza araba, con gli ebrei disarmati a beneficiare della secolare tolleranza islamica, rafforzata dai decenni di militanza pro-sovietica in cui e' cresciuta la generazione di Abu Mazen. Per essere sicuri che tale maggioranza araba sia massiccia, loro ritengono che tutti gli autoproclamati discendenti di sedicenti profughi pretesi palestinesi debbano trasferirisi in Israele e sfrattare gli ebrei.
Tanto per chiarire: i curatori di Mondoweiss sono due ebrei americani, tutti e due hanno sposato persone non ebree, ambedue evitano di educare i figli all'ebraismo, ed insomma sono due ebrei che hanno l'ebraismo a schifo, il che e' del tutto legittimo. Il fatto e' che trasferiscono questi loro problemi personali sulla sfera politica, nel tentativo evidente di risultare graditi ed accettati (ovvero non piu' considerati ebrei) presso familiari e amici delle rispettive consorti.
Si da' pero' il caso che gli ebrei americano sono in gran parte persone normali, per cui Israele non e' un simbolo, ma uno Stato con i problemi di tutti gli Stati, e non vedono alcuna ragione per cui debba essere smantellato per trasformarsi in non si capisce cosa. L'unica cosa che si capisce e' che tale progetto di trasformazione penalizzera' gli ebrei di quelle parti, e quelli del resto del mondo. Quindi la posizione di Mondoweiss e' minoritaria, e gli autori lo sanno ma sono convinti che masse di benintenzionati potranno essere persuasi di quanto sia buono e giusto ridurre gli ebrei a minoranza in casa loro, se solo si leva (toh, guarda caso) il controllo ebraico dai media.
Ah, e uno dei curatori di Mondowess e' un giornalista che ha mosso i primi passi nell'editoria grazie al fatto che familiari e amici ebrei lo hanno messo in contatto con redazioni di quotidiani. E' evidentemente convinto che quel principio di carriera fosse un errore, perche' lui e' una scarpa che se la cava malissimo con le parole, e quindi se e' riuscito a cavarsi da vivere scrivendo e' perche' e' un privilegiato. Non e' che la carriera giornalistica sia finita perche', appunto, lui scrive da cani. E questi previlegi ebraici stanno uccidendo l'America e bisogna finirla e aprire una discussione sul potere della Lobby ebraica e sul come liberarsene. Che tradotto significa che lui non riesce a liberarsi della influenza che la sua famiglia ancora esercita su di lui.
Finisce l'era Bush, inizia quella Obama. Sulle faccende che a quelli di Mondoweiss stanno cosi a cuore, Obama e la su amministrazione non hanno delle idee poi cosi' diverse da quelle di Bush. Anche perche' la realta' non e' che un nuovo presidente ti possa aiutare a far pace con il resto del mondo. E' piu' un problema tuo, che dovresti accettare come va il mondo, e nel mondo ci stanno anche i politici arabi che non hanno alcun interesse a riconoscere Israele. Obama fa un gran parlare di due popoli due Stati, i leader arabi rispondono vattene a fare in culo, negro di merda, noi vogliamo comunque distruggere Israele.
Poi Obama viene rieletto.
E allora quelli di Mondoweiss entrano in fibrillazione, si dicono certi che, ormai privo di gratitudine verso la Lobby, il POTUS avrebbe finalmente messo in riga Netanyahu ["non chiamatelo Bibi! Non usate vezzeggiativi con i criminali di guerra" (1); che tradotto significa: "quello non e' mio parente, io sono bravo e buono"] Nulla perviene in questo senso, ed eccoli per reazioni fantasticare che, con il prossimo viaggio in Israele ("e Palestina!") le masse arabe si sarebbero galvanizzate e un enorme movimento di massa avrebbe posto fine all'occupazione e all'apartheid, non avete visto che Obama apre all'ipotesi di uno Stato unico (in effetti no, io mica lo ho visto, ma loro ci hanno fede e la fede fa miracoli).
Iniziano poi a filtrare i dettagli del viaggio pianificato: cosucce tipo il presidente andra' a dire ai due popoli le stesse cose, con in piu' la considerazione che Israele ha diritto a non ricevere missili sulla testa. Non c'e' nulla dei sogni mono-nazionali, eppero' quelli di Mondoweiss si dedicano a fare il conto di quanto sono pochi e vecchi i democratici ebrei del Nebraska, e quindi i giovani ebrei non sono piu' interessati ad appoggiare Israele (non cercate il nesso logico, non c'e'). E quindi ne consegue che Obama finalmente voltera' pagina e cessera' il supporto acritico degli USA verso Israele che rende cosi' imbarazzante per i giovani ebrei americani (e cioe' solo per i due autori ebrei di Mondoweiss) fare amiciza con i coetanei arabi.
Giunge finalmente il fatidico viaggio presidenziale. Voi magari non ve ne siete accorti, perche' (giustamente) nel resto del mondo succede roba piu' seria, ma quelli di Mondoweiss erano li pronti as aspettare il fatidico momento, lungamente annunciato, in cui Obama avrebbe detto alla folla di Ramallah "E alla Lobby ebraica dico fuck you, guys, ora Palestinian rules, Assalaam aleikhum!!!"
Obama quindi sbarca in Israele, saluta in ebraico, parla del legame indistruttibile tra USA ed Israele, si lancia in descrizioni del legame tra ebrei e terra di Israele, parla di Israele unica democrazia del Medio Oriente, di Stato ebraico che deve essere riconosciuto dal mondo intero (si', anche dagli arabi) come appunto Patria del popolo ebraico, altrimenti nessuna pace sara' possibile e non menziona una sola volta la ineluttabile imprescindibile e necessaria divisione di Gerusalemme.
Non una parola sullo Stato unico inevitabile, menzione vaga di una prossima affermazione del principio due popoli due Stati, se e solo se gli arabi accetteranno il diritto degli ebrei ad uno Stato e la natura ebraica di Israele.
In due parole: Epic fail.
Batostati su tutta la linea, quelli di Mondoweiss si rifanno intervistando un analista palestinese [vale a dire un individuo pagato dal governo siriano per fare lobbysmo negli USA] il quale tutto ad un tratto scopre che certo, la natura ebraica di Israele non e' un problema, che certo si puo' parlare con i sionisti ragionevoli (che di Mondoweiss sono i principali nemici, vedi sopra) e che insomma non c'e' niente di male nel principio due popoli due Stati, basta accettarlo e poi si puo negoziare sul resto.
Tu guarda come diventano ragionevoli, leader ed analisti arabi, ogni volta che prendono una legnata.
E tu guarda come i sostenitori dei palestinesi si fanno prendere la mano da retorica magniloquente (e genocida) ogni qual volta si immaginano ci sia stata una apertura verso i loro deliri.
Qualcuno si stupisce?
lunedì 25 marzo 2013
Anche quest'anno non manca chi giocherella con i simboli di Pesach.
Cosi' abbiamo proposte di mettere olive sul piatto, per ricordare ai presenti la volonta' di pace dei palestinesi. Che se non la ricordiamo noi, loro se la dimenticano.
O il volo pindarico di J Street, pubblicizzato con la solita grancassa ben finanziata. Propongono di ricordare la storia di Nachson ben Aminadav, il primo a attraversare il Mar Rosso, paragonano l'eroe della storia a ... esatto, loro stessi, che soli avrebbero il coraggio di parlare di due popoli due Stati. (wow, roba che non ci arrivava nessuno).
E tutti gli altri, si sa, son cattivi, particolarmente se ebrei.
Rabbi David J Meyer (da Marblehead) ha trovato nella Mechilta quella che io credo sia una risposta convincente. Ve la segnalo cosi' come la ho ricevuta:
Why did God lead the Israelites in such a circuitous route through the wilderness to the Land of Israel? So that they would not see the results of war and lose heart (Ex 13:17).
The reference here is to the bones of the tribe of Ephraim, who, due to a combination of hubris and optimism, badly misread the political landscape (avru al ha-ketz), and were slaughtered by the Philistines.
martedì 19 marzo 2013
di chi sta parlando
"Alla fine non è così difficile capire perché ce l'hanno con lei. È sola. Rappresenta un progressismo cattolico ormai scomparso dalle parrocchie. Gli altri cattolici non la riconoscono quasi più tale. I non cattolici non capiscono che senso abbia discutere con lei. Probabilmente non ha davvero più senso, è rimasta isolata, in ostaggio di progressisti che a loro volta sono circondati da reazionari. La gente questa cosa non la capisce, la gente la fiuta. Sente l'odore della preda facile, si eccita e accorre in frotta. Siamo fatti così, nasciamo così e a quanto pare abbiamo il diritto di comportarci così." Leonardo Tondelli, qui
Sta parlando di Rosi Bindi. Davvero. E voi che ce la avete con la Bindi siete cattivi e dovete pentirvi, bestioni che non siete altro.
Badate bene che il Tondelli non passa sotto silenzio le posizioni della Bindi in materia di diritti delle coppie di omosessuali e di lesbiche. Ma proprio per nulla, ci dedica anzi l'intero post. Per difendere (usa cosi') il suo diritto di sostenerle, che lo sappiamo tutti vige una specie di psico-polizia in Italia, che se appena metti in discussione lo stato di vittime di ebrei, atei, gay, omosessuali e radicali succede che vieni emarginato e ti arrivano in classe gli ispettori. Quindi -poverina- la Bindi va difesa.
Vai poi a sapere se il Tondelli condivide le posizioni della Chiesa (aka: quelle che lui crede siano le posizioni della Chiesa) sulla complessa materia. Questo non si sa. Si sa che per lui e' pericoloso sostenerle in pubblico. E che per lui sono posizioni di cattolicesimo progressista. "Di un certo tipo", beninteso.
lunedì 18 marzo 2013
also spracht Bidustra - 05
A proposito delle polemiche che corrono nella stampa ebraica, un mio amico, [mi ha detto mio cuggino che] con spirito forse un po’ macabro, ma salace, mi ha detto una cosa che riporto [riporto, eh. quindi sia chiaro che la cazzata che segue non la ho scritta io]. E’ incredibile quanto fosse alto il livello dello scontro culturale, politico, caratteriale, perfino esistenziale, a Varsavia, dentro il perimetro del ghetto all’inizio della primavera 1943 [mettiamoci qui un riferimento al nazismo, che dopo la campagna elettorale ce ne ho qui che ne avanzano]: molti periodici, un numero non indifferente di quotidiani, continue riunioni politiche di gruppi in reciproco conflitto [attenzione che il conflitto e' male e non si sa come finisce], ciascun gruppo col suo periodico [una schifezza, guarda: sembra l'America, senza un comitato centrale a dettare la linea] , che ognuno voleva per sé e guai a scrivere su quello dell’altro, comunque guai a provare di intraprendere pratiche di confronto [ora ci sarebbe il fatto che a fare cosi' nel ghetto di Varsavia erano i socialisti e non i revisionisti, ma questo io mica lo scrivo]. Si sarebbe potuto pensare a un mondo vivo, a un domani carico di vitalità e soprattutto dotato di un radioso futuro, se non fosse stato per quel particolare del treno fuori dal cancello [e siccome lo ha detto mio cuggino, io posso continuare a dire che Auschwitz e' unico nella storia, mazzaquantosoffiko].
domenica 10 marzo 2013
Also spracht Bidustra - 04
"La sinistra italiana
e Israele" è il tema che animerà un confronto domani sera a Milano
nell’ambito del ciclo di iniziative promosse da Kesher e a cui
parteciperanno Fiamma Nirenstein, Paolo Mieli, Stefano Jesurum. Oratori
di qualità, indubbiamente serata che sarà di rilievo [ma ...zzo non mi hanno invittato. Adesso mi sentono]. Ma mi chiedo:
perché non costruire un appuntamento dal titolo “La destra e gli ebrei”?
Una serata in cui il tema non sia che la destra è amica di Israele e la
sinistra non lo è più [che sono cose che non ho voglia di sentir dire e che comunque e' meglio non raccontare troppo], ma raccontasse che cosa oggi fa convergere
destra e mondo ebraico e fa sentire gli ebrei a casa nella destra [e che si eviti accuratamente di raccontare come la sinistra israeliana sia finita a braccetto con Shas]. Se
prima la convergenza con la sinistra si riconosceva intorno all’idea di
libertà o in quella di eguaglianza [che tradotto significa che gli ebrei sono una religione e non un popolo e non rompano quindi i coglioni con la pretesa di avere uno Stato], qual è il valore che rende oggi più
attraente la destra? [Perche', diciamolo chiaramente, quando i mulini erano bianchi gli ebrei erano rossi, ora sono biancazzurri anche quando sono della Roma ed e' un gran casino] Mi piacerebbe che me lo raccontasse non qualcuno
che è diventato di destra perché deluso della sinistra [che quella e' gente che non deve parlare, infatti quando ho curato la antologia sul sionismo sono stato ben attento a lasciarli fuori], ma qualcuno che
all’origine [perche' quando si parla di ebraismo bisogna sempre andare a scrutinare l'origine] era di destra, anche quando non c’era il feeling di simpatia
tra destra ed ebrei. Non solo, ma anche esponesse, come si confronta,
stando a destra, con l’antisemitismo diffuso a destra [che io posso dare delle lezioni su come ci si confronta con quello diffuso a sinistra] e [io confrontare mi son confrontato, poi passa. Il confronto, voglio dire, passa. L'antisemitismo, quello, resta] pur con la
presenza di quel sentimento e di quella convinzione, ritiene che valga
la pena stare a destra. [Ho detto loro che sono di destra, e' un insulto grave, spero proprio di averli offesi, mo' vediamo se la prossima volta hanno la faccia tosta di non invitarmi, ecco].
lunedì 4 febbraio 2013
Il boss ci prova con la segretaria. Diciamo sei volte nel giro di pochi mesi. La segretaria vorrebbe andare dalla polizia, ma sono in tanti a sconsigliarla. Perche' il boss non e' un boss qualsiasi, e' un pezzo grosso (anonimo per le ragioni che saranno chiare tra poco) del Socialist Workers Party, il piu' grande partito della sinistra britannica, socialista, anti-imperialista e anti-razzista. E la segretaria e', in effetti, una funzionaria dello stesso partito. Una compagna, insomma.
Tra compagni, sapete, non bisogna fidarsi della giustizia borghese. Che la feroce giustizia borghese e' li' pronta a sferrare l'attacco contro le avanguardie socialiste del lavoratori (e anti-imperialiste, e anti-fasciste e anti-ecceteriste). Quindi i compagni mettono in piedi una apposita commissione. Noi non-iniziati alla dottrina marxista, troviamo che questa commissione interna assomigli un po' tanto ai tribunali della Sharia. Sapete, quelli in cui non viene nemmeno richiesta l'opinione dei testimoni, ed in cui lo stupratore viene assolto. E le cose infatti vanno proprio cosi'. Ed e' salvo l'onore del Boss, noto come "compagno Delta" (eccola, la ragione per l'anonimato) nei documenti elaborati dalla commissione.
Ora, siccome tra i comunisti e' molto importante il valore della unita' di classe, ecco che un altro compagno, a cui questo procedimento proprio non va giu', decide di passare alla stampa borghese i predetti verbali e documenti. Un bello squarcio sulla vita interna del piu' grande partito a sinistra dei laburisti inglesi.
Si viene cosi' a scoprire che la storia della compagna segretaria del Boss e' mica isolata. E intanto si inizia a vociferare che il compagno Delta sia, nientemepopodimeno che il segretario del Partito. E che ha gia' avuto altre avventure, sempre con altre funzionarie; diciamo, le Olgettine dell'anti-imperialismo. Alcune delle quali se ne sono andate disgustate, badando bene pero' a non informare la stampa borghese.
E tutte queste questioni sono sempre stata dibattute e risolta dalla apposita commissione. Stando lontani dalla polizia.
A qualcuno puo' venire in mente Berlusconi con i suoi festini. Pure a me, eh. Ma, come fa notare Nick Cohen, oggi sul Guardian, questa storia fatta di prevaricazioni sistematiche, di paranoia ("fuori da qui ce la hanno tutti con noi, risolviamola all'interno") di tribunali interni, di obbedienze e di gerarchie, assomiglia molto alle vicende di pedofilia interne alla Chiesa cattolica.
Questa storia in effetti si puo' commentare in molti modi. Il piu' cretino dei quali (finora) viene dalla penna di un comunista che lo paragona alle vicende di sesso di cui e' stato protagonista il presidente israeliano Moshe Katsav. Quello che e' stato sbattuto in galera per stupri da una magistratura che, conformemente al diritto ebraico, e' indipendente.
Ma tant'e', quando uno e' alla ricerca dei difetti di Israele, e non li trova, finisce sempre per inventarli. Senza timore di rendersi ridicolo, paragona dei tribunali interni, dalla nota efficienza, a un sistema legale capace di condannare persino un Primo Ministro. E lascia al lettore l'impressione che, oggigiorno, i comunisti si dedichino soprattutto al gioco dello specchietto, mentre continuano a far sfoggio di malafede, quando si tratta dello Stato ebraico.
venerdì 1 febbraio 2013
Chuck Hagel
Non e' proprio chiarissima la ragione per cui la sbroccosfera avesse
cosi' tanta fiducia nel probabile nuovo segretario della difesa americano, il
senatore repubblicano del Nebraska, Chuck Hagel. Il Nebraska e', ricordiamo, uno degli
Stati in cui vige la pena di morte, dove il 90% dei cittadini abita in
paesini con meno di 3000 abitanti, paesini in cui l'edificio piu' importante
e' una chiesa (dove predicano, incontestati, pastori creazionisti e contrari all'aborto). Il paradiso dei
diritti individuali e delle minoranze, insomma.
Hagel, lui, ha un curriculum adatto al suo elettorato. Veterano del Vietnam, favorevole alla guerra in Irak e in Afghanistan, un falco in materia di sicurezza interna, diffidente verso i gay. Ma tant'e'. Hagel si era lasciato sfuggire, una volta, l'espressione "lobby ebraica" e questo bastava a scatenare fantasie di riscatto da parte dei soliti "critici di Israele".
Che ora, dopo la prima audizione di Hagel al Senato, stanno masticando amarissimo. Hagel ha ripetuto le solite ovvieta' che ci si aspetta da un segretario USA alla difesa, e Mondoweiss (dove da tempo e' in corso il festival delle accuse di doppia lealta') annega nella bile:
I thought he was named to be United States Secretary of Defense, not
Israel's defense [...] Hagel repeatedly asserted that he regards
Hezbollah, Hamas, and the Revolutionary Guard of Iran as terrorist
organizations. [...] This hearing is a wonderful event because it
demonstrates the naked influence of the Israel lobby in our political
life. [...] I think Zionism has so influenced the American political
culture, via political money and thinktanks and columnists and
editors, that it has folded Israel's war against Hezbollah, Hamas, the
Palestinians and Iran into our outlook on the Middle East. The
conflation of American and Israeli interests has become an article of
faith in the establishment. [....] Pathetic.
[poverino, questo qua. Gli hanno appena detto che Babbo Natale non esiste, e lui si aspettava una vagonata di regali].
i’m so disgusted i can’t bear to watch him grovel before the world on
israel’s behalf. what a low point in american history.
We can only hope there will come a tipping point. When I watched the
old establishment guard gang up on Hagel this morning, it reminded me
of the scenes from Egypt earlier in the morning where the old guys in the halls of power there were looking a little worried and unsure, while the youth raged and demanded change out on the streets. Hopefully, we’ll take back our country sometime during my lifetime.
[perche' la rivoluzione oggi no, domani nemmeno, ma dopodomani....]
of the scenes from Egypt earlier in the morning where the old guys in the halls of power there were looking a little worried and unsure, while the youth raged and demanded change out on the streets. Hopefully, we’ll take back our country sometime during my lifetime.
[perche' la rivoluzione oggi no, domani nemmeno, ma dopodomani....]
[ E finalmente, ecco la parola che inizia con la J: ] What we have is a group presented to the world as ‘Jewish’ leadership,
speaking for Jews. They have set about doing in the US the very things
Jews were accused of in the past, literally acting out the Jewish
disloyalty and the nation within a nation, the Jews ‘qua nation’
problem.
AND while they are doing this they accuse everyone of anti semitism for asking them what the hell they think they’re doing…like they think we’re all suppose to be blind.
It’s so bizarre there is no way to explain it except that they are so high on holocaust success hubris they are totally convinced that no one will ever go thru the Jews they’ve established as a front line shield to get to them.
That is their method of operation and strategy to get away with what they are doing.
AND while they are doing this they accuse everyone of anti semitism for asking them what the hell they think they’re doing…like they think we’re all suppose to be blind.
It’s so bizarre there is no way to explain it except that they are so high on holocaust success hubris they are totally convinced that no one will ever go thru the Jews they’ve established as a front line shield to get to them.
That is their method of operation and strategy to get away with what they are doing.
[ricordatevi che queste delizie compaiono in un sito di sinistra, liberal, e contrario ad ogni guerra]
Oh, e a proposito della Jewish lobby. Godetevi questo passaggio della audizione di Hagel
Graham: Name one person in your opinion who’s intimidated by the
Jewish lobby in the US Senate.
Hagel: I don’t know...
Graham: I cant think of a more provocative thing to say about the relationship of the U.S. and Israel…
Hagel: I don’t know...
Graham: I cant think of a more provocative thing to say about the relationship of the U.S. and Israel…
Hagel: I have already stated that I regret [the statement].
Graham: You can’t name one senator intimidated [or] give me one example of dumb things pressured to do... One thing!...
Hagel: Well I can't give you an example.
Graham: Do you agree with me that you shouldn’t have said that?
Hagel: Yes I agree with you.
Graham: You can’t name one senator intimidated [or] give me one example of dumb things pressured to do... One thing!...
Hagel: Well I can't give you an example.
Graham: Do you agree with me that you shouldn’t have said that?
Hagel: Yes I agree with you.
venerdì 25 gennaio 2013
ma che succede?
E' un po' che non leggo piu' le previsioni da
menagramo sulla fine di Israele e del sogno sionista.
Sull'economia
israeliana che sarebbe in caduta libera [PIL cresciuto del 2,3%. Disoccupazione
sotto il 6%. ].
Sul Paese che sarebbe ostaggio dei fondamentalisti religiosi
[Affermazione di Lapid alle ultime elezioni].
Sugli israeliani che sarebbero stufi della
identita' ebraica [Affermazione di Bennet alle ultime elezioni].
Sui giovani che se ne vanno
dal Paese [51 deputati eletti nelle ultime elezioni sono facce nuove, l'eta' media dei membri della Knesset e' la piu' bassa della storia di Israele].
Che succede? Come mai nessuno ne parla piu'?
Carino l'accento yddish.
(Eppero', Leonardo: nelle nostre conversazioni hai spesso accennato a ebrei che non la penserebbero come il sottoscritto a proposito di Israele. Il che e' indiscutibile: Israele e' una democrazia e la nostra non e' una religione basata sulle gerarchie. Ci sono tante opinioni quanti ebrei, o forse di piu'. Ma levami una curiosita', queste legioni di ebrei che la pensano come te, e che sono tuoi lettori, che dicono delle elezioni in Israele?)
domenica 30 dicembre 2012
e parliamo di islamofobia
Vediamo le statistiche riportate sul sito dell'FBI.
Nel 2010 ci sono stati in USA 160 episodi di islamofobia. Nel 2011 ce ne sono stati 157.
Qualsiasi persona sensata parlerebbe di diminuzione.
Certo, e' sempre possibile immaginare che, visto che e' in corso un pogrom anti-islamico su scala universale, le migliaia di musulmani massacrati ogni giorno dai propri vicini ebrei e cristiani, abbiano il terrore di uscire di casa per andare a denunciare l'episodio alla polizia.
Un terrore che non sembra essere condiviso dagli afroamericani e dagli ispanici, che non si fanno problemi a denunciare i molti hate crimes di cui loro sono vittima ogni anno (rispettivamente: piu' di duemila e piu' di cinquecento).
Insomma, al netto delle cazzate che si dicono e si scrivono in internet, dove si scrivono e si dicono molte cazzate anche contro gli evangelici e gli atei, sembra che l'allarme islamofobia sia ampiamente ingiustificato. E questa dovrebbe essere una buona notizia.
Temo invece che non lo sara' per chi continua a credere che i musulmani siano i nuovi ebrei, e gli israeliani i nuovi nazisti. Un bizzarro cocktail vagamente religioso ammanito ogni giorno da autorevoli opinionisti atei (che detestano che gli ebrei abbiano uno Stato)
Ah, per inciso: gli hate crimes contro gli ebrei sono stati 887 nel 2010 e 771 nel 2011. Una diminuzione, certo. Ma non proprio una buona notizia. Gli ebrei infatti sono molto meno dei musulmani: negli USA ci sono probabilmente 6.7 milioni di musulmani e 5 milioni di ebrei. Ma, a quanto pare, gli USA sono un posto molto piu' sicuro per i musulmani che per gli ebrei.
Nel 2010 ci sono stati in USA 160 episodi di islamofobia. Nel 2011 ce ne sono stati 157.
Qualsiasi persona sensata parlerebbe di diminuzione.
Certo, e' sempre possibile immaginare che, visto che e' in corso un pogrom anti-islamico su scala universale, le migliaia di musulmani massacrati ogni giorno dai propri vicini ebrei e cristiani, abbiano il terrore di uscire di casa per andare a denunciare l'episodio alla polizia.
Un terrore che non sembra essere condiviso dagli afroamericani e dagli ispanici, che non si fanno problemi a denunciare i molti hate crimes di cui loro sono vittima ogni anno (rispettivamente: piu' di duemila e piu' di cinquecento).
Insomma, al netto delle cazzate che si dicono e si scrivono in internet, dove si scrivono e si dicono molte cazzate anche contro gli evangelici e gli atei, sembra che l'allarme islamofobia sia ampiamente ingiustificato. E questa dovrebbe essere una buona notizia.
Temo invece che non lo sara' per chi continua a credere che i musulmani siano i nuovi ebrei, e gli israeliani i nuovi nazisti. Un bizzarro cocktail vagamente religioso ammanito ogni giorno da autorevoli opinionisti atei (che detestano che gli ebrei abbiano uno Stato)
Ah, per inciso: gli hate crimes contro gli ebrei sono stati 887 nel 2010 e 771 nel 2011. Una diminuzione, certo. Ma non proprio una buona notizia. Gli ebrei infatti sono molto meno dei musulmani: negli USA ci sono probabilmente 6.7 milioni di musulmani e 5 milioni di ebrei. Ma, a quanto pare, gli USA sono un posto molto piu' sicuro per i musulmani che per gli ebrei.
Se siete di quelli che il razzismo e' razzismo e vi vantate di non fare distinzioni basate sulla fede religiosa o l'etnia delle vittime, questa dovrebbe essere una materia su cui riflettere.
domenica 23 dicembre 2012
Also spracht Bidustra - 03
Le parole hanno significati. Alcune di esse destano anche sensazioni. La parola “comunità” rientra tra queste. Comunità è intesa come “luogo caldo”, intimo, confortevole, caratterizzato da reciproca comprensione. Non sono sicuro che sia proprio così, ma diciamo che c’è un desiderio che sia così. [= sto cercando di riscrivere il vocabulario, ma sono arrivato solo alla lettera C]
Alcuni anni fa il sociologo Zygmunt Bauman [= per il catalogo della biblioteca sono messo ancora peggio, sono alla lettera B ] riflettendo sulla dimensione della comunità come desiderio (“Voglia di comunità”, Laterza, Roma–Bari 2001, p. 6) non ha mancato di richiamare la nostra attenzione proponendo di distinguere tra la comunità dei nostri sogni e ciò che chiama la ‘comunità realmente esistente’ specificando come con questo termine sia da intendere “una collettività che pretende di essere la comunità incarnata e che a partire da questa convinzione esige una lealtà incondizionata in cui qualsiasi altro atteggiamento è percepito come un imperdonabile atto di tradimento". “La ‘comunità realmente esistente’ – prosegue Bauman – qualora ce ne trovassimo partecipi, reclamerebbe ubbidienza assoluta in cambio dei servizi erogati o che promette di erogare”.
E perciò si chiede: “Desideri la sicurezza? Cedi la tua libertà, o quanto meno buona parte di essa. Desideri la tranquillità? Non fidarti di nessuno al di fuori della comunità. Desideri la reciproca comprensione? Non parlare con gli estranei e non usare lingue straniere. Desideri provare questa piacevole sensazione di intimo ambiente familiare? Istalla un allarme alla porta e un sistema di telecamere nel giardino. Desideri l’incolumità? Non far entrare estranei ed evita a tua volta comportamenti strani e pensieri bizzarri. Desideri calore? Non avvicinarti alle finestre e non osare mai aprirne una”. E termina: “Il problema è che se si segue questo consiglio e si tengono le finestre chiuse, l’aria all’interno diventa ben presto stantia e alla fine irrespirabile”.
E pertanto: sionisti revisionisti e religiosi, Reform, Massorti e Liberal, levatevi dalle palle che mi appestate l'aria, lo dice anche Bauman.
venerdì 21 dicembre 2012
Facendo un paio di conti, ho scoperto di aver studiato, lavorato e abitato a Milano, per una buona ventina di anni. Milano e' stata per me tante cose: l'Universita' (laurea, dottorato ecc.), l'impegno politico con anarchici e radicali, la fondazione di Lev Chadash, la prima sinagoga Reform, dove e' iniziata quella avventura che sto vivendo ancora adesso.
Ma non ho mai amato Milano. La ho sempre trovata canagliesca e volgare, schiacchiata tra due diverse arroganze, quella della destra vincente e quella della sinistra sempre piu' snob ed elitaria. Milano e' una di quelle citta' che chi ci vive cerca sempre di andarsene da un'altra parte. Ed in effetti, facendo i conti, tutti gli amici con cui mi sono trovato meglio, ora vivono da un'altra parte.
Detto questo, a Milano ci ho vissuto. C'e' un tipo di luce, o forse degli odori (nulla di piacevole, sia chiaro) che me la rendevano riconoscibile. E Milano ha anche una sua colonna sonora. Non parlo solo del traffico, e nemmeno dell'accento dei milanesi. La Milano in cui sono cresciuto aveva una sua scena musicale, e non era nemmeno male. E poi c'era l'onnipresente Radiopopolare.
Radiopopolare e' una di quelle cose che, appunto, come Milano, magari la odi e ti ci incazzi, ma comunque non riesci a spengere, perche' riconosci le voci dei conduttori, e sai che si tratta di gente seria. Con enormi paraocchi ideologici e generazionali, certo. Ma la mancanza di quelle voci che ti raccontano la citta', e con molta ambizione persino il mondo, tu la senti. Mi diceva un conoscente milanese che adesso sta in California che, piu' o meno un paio di volte alla settimana lui cerca di ascoltare il notiziario di Radiopopolare, anche se sa che non sara' d'accordo e che da dove vede le cose lui, l'America e' molto diversa. Eppero' non se ne sa staccare.
Tra le trasmissioni di Radiopopolare io ho amato moltissimo La caccia: caccia all'ideologico quotidiano I conduttori erano due persone colte ed indipendenti, Felice Accame e Carlo Oliva, che cercavano di individuare i condizionamenti ideologici nelle pieghe del quotidiano, e ne svolgevano una critica puntuale, con uno stile erudito e feroce. Trovate i testi delle trasmissioni qui, e se avete voglia di leggere vi consiglio di spegnere la radio e concentrarvi nella lettura, non sono testi facili, ma sono sempre azzeccati. Accame ed Oliva hanno pubblicato pure un libro assieme e i loro nomi figurano tra i collaboratori di A Rivista anarchica. Come siano approdati da Lotta Continua agli anarchici non lo so, ma non credo sia poi cosi' importante, ormai.
Carlo Oliva e' morto lo scorso settembre, e io sono riuscito a saperlo solo ora. Avendo un poco di tempo a disposizione, mi era venuta la curiosita' di ascoltare qualche puntata de La Caccia, e ... niente, dopo un paio di click mi e' preso un magone infinito. Ho passato qualche ora a leggerne i necrologi, ho scoperto che amici ed avversari ne avevano uguale stima, e poi ho cercato una specie di testamento. Non sono riuscito a trovarlo, pero' ho trovato questo scritto, che e' probabilmente uno dei suoi ultimi. E che dedico a chi vuole votare PD.
Io votero' altro.
LE PROPORZIONI IDEOLOGICHE DEL CAPPUCCINO
di Carlo Oliva
di Carlo Oliva
Rivendicare le radici liberal-socialiste
del Partito Democratico fa fino e aiuta nel rafforzarne l’immagine. Peccato che nessuno dei pensatori di quel filone abbia mai
avuto niente a che fare né con il PCI né con
la DC, i due partiti alle origini del PD.
L’argomento, almeno per quanto si riferisce alla ricetta del cappuccino, è al di là di ogni possibile contestazione, anche se da uno dei più venerati maitres à pénser del giornalismo italiano ci si penserebbe autorizzati ad aspettarsi qualcosa di più. Ma in realtà Scalfari vuol dire che nessuna delle due componenti può arrogarsi un diritto di veto nei confronti dell’altra minacciando una nuova separazione e ne approfitta per esprimere la propria preferenza per un cappuccino dal sapore, diciamo così, più carico, quale lo si otterrebbe se nella formazione confluisse anche il gruppo di Vendola. L’operazione, a suo dire, rafforzerebbe il carattere liberalsocialista del partito e porrebbe le premesse per la definitiva realizzazione di quelle riforme di cui tanto il paese abbisogna.
Nemmeno un comunista o democristiano
Personalmente, su questo esito avrei qualche dubbio. Come avrei qualche perplessità sulla disinvoltura con cui, non solo da parte di Scalfari, si tende oggi ad appropriarsi del termine “liberalsocialismo”, una espressione coniata verso la metà degli anni ‘30 del secolo scorso da Carlo Rosselli per definire un programma politico e ideale che non avrebbe avuto, nei decenni successivi, una particolare fortuna. Ma a quella tradizione Scalfari è sempre stato legato e nessuno può contestargli il diritto di auspicare una sua rinascita. Anche il liberalsocialismo, nella visione rosselliana, era la sommatoria di due componenti eterogenee ma imprescindibili, quella socialista e quella liberale, ciascuna delle quali avrebbe vivificato l’altra con il proprio sistema di valori e ne avrebbe emendato i difetti. Detta così, la prospettiva può sembrare un po’ meccanica e in effetti il pensiero di Rosselli prevedeva qualche mediazione in più (aveva , in particolare, delle accentuazioni libertarie che forse potrebbero interessare ai lettori di questa rivista), ma in questi casi quel che conta è farsi capire e accontentiamoci pure.
C’è una cosa, piuttosto, che non capisco io. Scalfari, che era presente, rievoca la “lunga giornata” in cui, al Lingotto di Torino, fu fondato il nuovo partito, e ne ricorda quelli che a suo avviso ne rappresentavano i precedenti culturali e politici nella storia d’Italia. “Mi vennero in mente” scrive “Turati, Gobetti, il socialismo riformista dei fratelli Rosselli, il liberalsocialismo di Guido Calogero e infine Norberto Bobbio, Piero Calamandrei e Galante Garrone. Queste furono le patenti nobili del riformismo italiano che … segnò una traccia profonda nella cultura politica italiana … e che a mio avviso … dovrebbe rappresentare l’identità profonda del partito democratico.” Il che è ben detto ma un po’ strano perché, Turati a parte, nessuno dei nomi citati può essere ricondotto alla tradizione da cui provenivano i Ds, né tanto meno a quella della Margherita.
Nessuno di quei rispettabili signori era di scuola marxista o credeva nella dottrina sociale della Chiesa, come a dire, esprimendosi rozzamente, che non aveva nulla a che fare né con il Partito comunista né con la Democrazia cristiana, e tutti, in effetti, vissero gli sviluppi della politica italiana del dopoguerra in una posizione isolata e minoritaria, raccogliendo da parte dei militanti e dei dirigenti di quei partiti di massa e dei loro satelliti e alleati una certa indifferenza ostile e superciliosa, temperata al massimo da qualche rara e occasionale attestazione di stima.
Maionese impazzita
Ma erano tutti dei rigoristi, secondo la miglior tradizione giacobina, e non cercavano quel tipo di consenso che si ottiene rinunciando ai propri valori di fondo. In particolare, essendo tutti, per una quantità di motivi su cui non possiamo soffermarci adesso, assertori convinti del punto di vista laico, avrebbero considerata bizzarra l’idea per cui una forza politica di sinistra avrebbe avuto qualche prospettiva di successo solo a condizione di accogliere nel proprio interno una componente ex democristiana. È probabile che se avessero sentito esprimere l’ipotesi, da esponenti quali erano di un’era prebasagliana, avrebbero invocato a gran voce la cella imbottita e la camicia di forza.
Insomma, non tutte le mescolanze sono paragonabili tra loro e chi pensasse che, in fondo, il cappuccino e il martini, in quanto entrambi composti dalla fusione di due elementi, siano la stessa cosa potrebbe subire qualche amaro disinganno. Più che di petizioni di principio e di padri nobili – che, naturalmente, ciascuno è libero di attribuirsi a piacere, tanto a chi volete che importi? – la democrazia italiana ha bisogno di riforme politiche e di attenzione ai diritti civili.
E quanto a questo, l’amalgama su cui si fonda il Partito democratico non è forse il più propizio: pensate a tutto il canaio che succede ogni volta che entrano in ballo le questioni cosiddette “di coscienza” e aspettate a vedere, per esempio, cosa succederà dopo la recente pronuncia della Cassazione sul matrimonio gay e vi renderete conto che quella organizzazione, più che a un cappuccino, rischia di somigliare a una maionese impazzita.
Carlo Oliva
domenica 16 dicembre 2012
Also sprach Bidustra - 02
Dopo la strage di Newtown, nel Connecticut, qualcuno ha aperto una “caccia all’autistico”, [la caccia all'autistico non la ha aperta nessuno ma mi serviva un incipit] convinto che occorra sempre un “capo espiatorio” [e il migliore inizio e' sempre indicare qualcuno che ci ha le opinioni sbagliate e barbare]. Sarebbe più ovvio [dopo aver chiarito che ci sono delle teste di cazzo, io posso rifulgere passando per ovvia la mia intelligenza] concentrarsi sul fatto che ciò che è avvenuto è stato fatto da qualcuno che è parte organica della comunità. Come capita spesso il male non è “straniero”. Non c’è da guardarsi dal male in sé, ma dal male che sta dentro ciascuno di noi [Tranne dentro di me, che sto dalla parte giusta]. E’ il dato più difficile con cui confrontarsi e da assimilare [Dovete stare quindi a sentire me, che vi indico dove sta il male, e cioe' in fondo a destra, la' tra Jabotinsky e Pannella]. Non solo a Newtown. [capito mi avete?]
domenica 9 dicembre 2012
Also sprach Bidustra - 01
Inauguro qui una serie di post che serviranno a rendere comprensibile alle masse l'affascinante pensiero del faro intellettuale dell'ebraismo italiano. Iniziamo dal suo importante contributo a Moked di oggi.
"Cresce la domanda e l’offerta di sapere nel mondo ebraico. E’ un buon segno. A me sembra che siano da adottare diversi angoli prospettici. [= Tra un poco inizia Limmud e sto cercando le scuse per non andarci]. Da una parte sta una dimensione del sapere o del fare, e dunque delle regole, dall’altra una “del vivere” dove conta ciò che gli ebrei hanno fatto nella storia concreta. [= In effetti e' meglio restarsene in Italia e prepararsi alla campagna elettorale, que viva Bersani]. Ovvero ciò che sono stati nello “scorrere del tempo”. [= Tutto cio' che di buono gli ebrei lo potevano fare, e' gia' stato fatto, e nel 1948, anzi nel 1977 la storia e' finita] In questo secondo caso ciò che occorre mettere a tema è l’esperienza vissuta [= Consideriamo, come dice Marx, non l'ebreo dello Shabbat, ma lo strozzino che dal ghetto di Francoforte controlla l'economia mondiale] che non è solo, né spesso prevalentemente, traduzione pratica di regole, ma, appunto, “storia dell’agire nel tempo” [= Ogni volta che gli ebrei hanno fatto qualcosa di buono e' stato contro quello stupido ammasso di vetuste regole religiose che va sotto il nome di ebraismo anteBidussa]. Il che significa che accanto alla dimensione ideale o culturale noi dobbiamo essere in grado di porre l’ebreo reale. [= Quindi, dicesi "ebreo reale" solo colui che milita a sinistra in Israele o preferibilmente anche in Italia"] Più precisamente un ebreo nella storia. Da questo punto di vista Yosef Hayim Yerushalmi avrebbe molto da dirci. [Sto preparando la prefazione a un altro libro, una ideale strenna natalizia per i vostri amici non ebrei che stanno nella storia e da cui dobbiamo imparare. Altro che Limmud.]"
giovedì 6 dicembre 2012
Io trovo divertenti quelli di Mondoweiss.
Sognano intensamente il momento in cui gli ebrei americani diventeranno ostili ad Israele. Lo sognano talmente tanto da vedere indizi anche dove non ci sono. Scrivevano entusiasti due giorni orsono:
Let’s congratulate the Rabbis and lay leaders of Congregation B’nai Jeshurun in New York City for their email giving a thumbs up for the United Nations vote on Palestine.
e
the New York Times devoted a lengthy article on its front page to the fact that leaders of B'nai Jeshurun, a legendary liberal synagogue on the Upper West Side with Zionist commitment, sent out an email applauding Palestine's new nonmember state status
ed ecco, oggi, la doccia fredda:
Prominent NY synagogue’s rabbis regret email that supported UN vote
Poverini, loro ci credono veramente Nelle loro fantasie si apre prima un dibattito di massa le cui conclusioni sono gia' scritte, ovvero che il sionismo e' inutile per gli ebrei e pericoloso per il mondo.
Americans have a right to know why so many American Jews believe in the need for Israel at a time when this concept is warping our foreign policy [il problema e' che] The acknowledgment of Jewish prominence in the Establishment, and of the power of Zionism, would make a lot of Jews uncomfortable, so the conversation is verboten
Capite? Se non fosse per via di questo controllo sionista dei media, sarebbe gia' iniziata la campagna di massa che portera' ad isolare Israele, aprendo la strada a uno Stato unico.
Purtroppo il momento e' di nuovo rinviato.
Se vogliono, quelli di Mondoweiss possono consolarsi con il ricordo di una vera campagna di massa che porto' gli ebrei americani ad influire sulla politica di Washington e su quella mondiale. Ma sono pagine di cui parlano malvolentieri. E si' che oggi e' anche un anniversario.
How We Freed Soviet Jewry. Twenty-five years ago today, a rally of 250,000 people changed the fate of Jews worldwide.
martedì 4 dicembre 2012
Per via della influenza galoppante, ieri ho lasciato a meta' il post, ed ecco qui -quindi- la seconda parte.
Riconosco pezzi del nahum che potevo essere, e che per fortuna non sono diventato, dentro persone che, come me, hanno un passato universitario ed attualmente (al contrario di me) dentro le facolta' umanistiche italiane o nel sottobosco editoriale.
Riconosco i memi, gli automatismi, che fanno parte della loro visione del mondo. Uno e' quello degli ipposti estremismi. Ci sono fondamentalisti islamici che massacrano i cristiani? Bhe, da qualche altra parte ci devono essere fondamentalisti cristiani ugualmente pericolosi. E se non ci sono in realta', l'intellettuale te li trova in potenza (viene alla mente il personaggio di Don Ferrante....)
Questo significa mettere sullo stesso piano un gruppo di esaltati della Bible Belt e l'esercito dei talebani. E' una offesa al buon senso ed alle vittime, ma soddisfa il bilancino interiore dell'intellettuale italico, che come Don Ferrante se ne va a letto, certo che la peste islamista non lo tocchera'. Intanto i suoi colleghi di lingua araba vengono sbudellati in Medio Oriente, e allegri tutti che e' primavera.
Non e' che l'intellettuale italiano sia un adepto dell'islamo-marxismo alla George Galloway. Quelli sono i suoi colleghi inglesi, che lavorano in facolta' lautamente sponsorizzate dai despoti arabi. In Italia quei soldi non arrivano. E non c'e' nemmeno il senso di colpa post-coloniale che impedisce agli intellettuali inglesi di riconoscere vessazioni delle donne quando ci sono vessazioni delle donne, se le donne vessate e gli aguzzini hanno la pelle piu' scura della loro. No, in Italia domina piuttosto questo riflesso condizionato a cercare sempre il bilanciamento, non tanto per giustificare l'islamismo, ma per giustificare la propria apatia, il proprio starsene fuori da ogni disputa, e continuare a elargire perle di sapienza tardo-marxista.
Questo atteggiamento si basa sulla convinzione (roba simile a una setta religiosa, in effetti) di conoscere in che direzione evolvera', o dovrebbe evolvere la storia - non verso una societa' senza classi, ma verso un mondo senza appartenenze, o meglio in cui l'appartenenza alla classe degli intellettuali dara' il diritto di dettare legge sulla vita degli altri, i rozzi, i primitivi ed i tribali.
Tale e tanta e' la presunzione di conoscere le regole del gioco, che gli intellettuali di sinistra si nominano arbitri elegantiarum di quel che circola nel campo avverso. "Questa destra e' caciarona ed impresentabile". Perche', se avessero un eloquio piu' forbito, tu li voteresti? "Questo governo israeliano e' criminale" Perche',. ce ne e' mai stato uno, di governo israeliano, che ti andasse bene?
Vorrei che sia chiaro, parlo per esperienza diretta, queste sono robe che ho detto e scritto anche io. Anche io ho gioito quando Montanelli si e' unito al campo anti-berlusconiano, tutto ad un tratto il Sor Cilindro, era diventato un eroe, esponente di una destra presentabile lungamente cercata. Ma dove? Ma quando? La si era cercata? Erano domande che nemmeno mi passavano per la testa. Me le faccio ora, che da quel campo sono fuori, e che mi lambicco su come e perche' il Pirke Avot ti consiglia di non stare troppo vicino ai rashaa, termine ebraico che solo superficialmente si traduce come "malvagi". In realta', termine centrale nella storia di Korah, che sta nel libro dei Numeri e che racconta di questo capopopolo che monta una ribellione contro Mose', e il Midrash spiega che se ne andava a raccontare di conoscere meglio di tutti in che direzione stava evolvendo la storia (perche'? Beh, perche' lui apparteneva alla casta degli eruditi).
Qualcuno, non mi ricordo piu' chi, ha detto che con la caduta del muro di Berlino, l'idea di una societa' senza classi, si e' fatta nubolosa, e' stata spinta nel regno dei sogni, mentre prima sembrava dietro l'angolo, anche ai comunisti che di sovietico avevano poco (un genere di comunisti sovra-rappresentato nelle facolta' umanistiche italiane). E tra i detriti della Guerra Fredda, anche a generazioni di distanza, ci sono pure gli intellettuali italiani, allievi degli allievi di professori comunisti, che girano tra dipartimenti e seminari, con poco tempo per gli studenti e molto per raccontare all'universo mondo che hanno ragione loro.
Ora, il poco tempo per gli studenti e' una schifezza. Ho studiato in un college americano e in una universita' inglese, il docente c'e' sempre, nell'orario di ricevimento o eventualmente su skype. Gli esami sono scritti e il docente legge e corregge le due versioni del tuo elaborato. Altro che i venti minuti in cui io chiedevo qualcosa, tratto da un libro per le scuole superiori, sulla pace di Lodi (e/o sulla Riforma anglicana), qualcosa sulla crisi del seicento, qualcosa sulla rivoluzione francese (e/o illuminismo; e/o rivoluzione americana) prima di far passare lo studente alla seconda parte, dove il voto veniva comunque tirato su di un paio di punti, perche' senno' (oh grazie, riforma Berlinguer) si vanno a iscrivere in una altra universita', a venti km da qui.
Fosse per me, lo dicevo allora e lo ripeto qui, lo studente dovrebbe presentare un elaborato di una decina di pagine su un argomento a caso tra quelli sopra, compreso un paragrafo di storia locale (la crisi del seicento nel mantovano; la riforma anglicana nel pensiero degli esuli italiani; la rivoluzione americana e gli illuministi milanesi) e il professore o uno dei numerosi assistenti dovrebbe accompagnare lo studente in biblioteca, qui ci sono i testi piu' importanti, questa che vede in fondo e' la bibliografia, quelle sono le riviste, ci vediamo tra due settimane e buon lavoro. Si eviterebbe il panico da pagina bianca che prende gli studenti quando iniziano a scrivere la tesi. Ma per arrivare a quel punto, dovresti levare dalle ambizioni dei docenti italiani la aspirazione a spiegare TUTTA la storia, che li ha portati a scegliere e spesso a scrivere quel sussidiario (che non si vende piu' alle superiori ma all'universita' ha ancora mercato).
E cosi', mentre la fine del comunismo ha allargato a dismisura l'ego degli intellettuali italiani, e' successo che e' andata perduta la parte piu' importante del loro profilo. Gli intellettuali italiani non hanno piu' capacita' di introspezione. Potete dire quel che volete sulla psicoanalisi, resta secondo me un formidabile strumento di lettura di te e delle tue opinioni e passioni, ti isegna che se reagisci in un dato modo a una data persona, e' perche' tu e quella persona avete qualcosa in comune. Fateci caso, gli intellettuali italiani hanno abbandonato la psicoanalisi. Hanno abbandonato, in genere, la attitudine a considerare se' stessi con spirito critico, a riconoscere quelle parti del proprio pensiero che provengono da ideologie ed educazione, o condizione di classe se vi piace il marxismo. Continuano pero' a sentenziare sul mondo, pensando che il mondo prima o poi dara' ragione a loro, perche' loro hanno ragione.
Come sono contento di esserne lontano.
Mi sono trovato a dover spiegare a una mia conoscenza cosa non va nella Universita' italiana e perche' sono contento di starne lontano (dopo dottorato, postdottorato ecc.). Copincollo, con qualche aggiunta
Come in ogni Paese del mondo, nella Universita' italiana si entra se hai un maestro, ovvero se la tua tesi e' piaciuta a qualche luminare, che decide di coltivare il tuo talento promettendoti che prima o poi ti arrivera' uno stipendio e facendoti entrare in qualche programma di dottorato. Dove qualcosa cominci a guadagnare: nel mondo dei sogni, in cui vengono premiati i capaci e meritevoli, guadagni poco meno di un insegnante di scuola superiore senza scatti di anzianita'; ti va bene e ti basta, perche' hai passione, perche' vedi un qualche posto in un futuro e perche' la fidanzata, se ce la hai, e' molto paziente. Fin qui, nulla di scandaloso. Nulla di scandaloso, voglio dire, nel dipendere dalle ubbie di un luminare, che magari lascia per strada persone intelligenti ma antipatiche (a lui). La ricerca scientifica e' fatta anche di relazioni personali.
Il problema e' cosa succede una volta varcata quella soglia, nel percorso che porta alla cattedra e allo stipendio. Idealmente parlando dovrebbe essere un percorso senza interruzioni. In Italia si va in cattedra tramite concorsi, e ai concorsi conta il punteggio che hai accumulato: in base a quel punteggio vieni ammesso al colloquio. Per ragioni lungamente precedenti la riforma Berlinguer, ma che la riforma ha aggravato, in Italia il punteggio si calcola non in base alla qualita' delle pubblicazioni, ma in base alla quantita'. Nella mia permanenza dentro l'Universita' italiana ho visto libri pubblicati su internet e rapidamente scomparsi dopo il concorso che ha portato in cattedra l'autore (che evidentemente non era molto contento che si andasse a leggere il suo libro); verbali di concorso (poi corretti) in cui i dati bibliografici erano sbagliati (e cioe' i commissari manco avevano letto i libri), candidati che prima del colloquio facevano due o tre ricorsi preventivi al TAR giusto per intimidire gli altri candidati. E cosi' via. E la disciplina di cui mi occupavo aveva solo marginalmente a che fare con i poteri forti: il massimo che puo' capitare a uno storico e' di vedere il suo saggio pubblicato in una strenna, a cura di una banca; o in un volume pubblicato dall'assessorato alla cultura in occasione del restauro di qualche abbazia. Economisti e chimici farnaceutici hanno in ballo anche altri interessi, e probabilmente fronteggiano altre pressioni.
Ovviamente non basta accumulare titoli, bisogna anche farli circolare.
E cosi', un fattore che aiuta la carriera sono le recensioni, che pero' non
hanno nulla a che fare con il valore del libro in se', ma fanno
piuttosto parte di un sofisticato gioco di scambi (uno della tua
cordata recensisce positivamente il tuo libro, e tu, o un tuo collega,
fara' lo stesso con il suo).
Un modo sicuro per accumulare buone recensioni e' pubblicare in un
volume collettaneo, per solito gli atti di un convegno, a cui tu, e
esponenti di altre cordate equamente rappresentati, siete stati
invitati da organizzatori che avevano gia' in mente il volume degli
atti, e calcolavano quindi il numero degli interventi ammessi (che stampare venti pagine in piu' costa).
Occasioni per i convegni sono a volte i restauri di cui sopra
In tali convegni, il dibattito (nel senso di confronto tra punti di
vista differenti) e' ovviamente assente. Nessuno si arrischia a
scardinare il sofisticato gioco tarantiniano delle future recensioni;
e cosi' c'e' la liberta' di dire le castronerie piu' grosse, senza che
alcuno te lo faccia notare.
Esclusa quindi la possibilita' di dibattere con quelli di cordate
differenti, resterebbe aperta la possibilita' di dibattere con quelli
della tua, di cordata. E pero' qui entra in ballo la burocrazia
sommata all'eta', due fattori che portano al noto fenomeno dell' asino in
cattedra. E cioe' ci sono baroni [=docenti universitari di lunga
esperienza politica, che stanno dal decenni al vertice della carriera,
e non pubblicano piu' nulla perche' nessuno li smuove] che manifestano
il loro potere facendo si' che i meno brillanti e piu' stupidi dei
loro allievi facciano carriera meglio degli allievi degli altri baroni. La moltiplicazione delle cattedre avvenuta con la riforma Berlinguer
ha accresciuto il fenomeno in maniera parossisitica, sicche' se ai miei tempi era gia' raro
che, poniamo, un docente cattolico decidesse di investire su di un
allievo ebreo (e' successo a me) sfidando pregiudizi e cordate, adesso questo e' del tutto impossibile e gli allievi sono fotocopie ideologiche delle
posizioni dei loro maestri
Per cui no, l'Universita' italiana non e' il luogo in cui si impara a
dibattere con rispetto delle posizioni del tuo interlocutore. Se va bene, impari a sopravvivere in una atmosfera claustrofobica e clientelare. E restringi il numero delle tue frequentazioni. Voglio dire che finisci per frequentare o persone che fanno il tuo stesso identico lavoro, sperando in questo modo di ottenere quelle informazioni e conoscenze che ti serviranno in vista del prossimo concorso. Quelle piu' che amicizie sono parte della rete di conoscenze che ti e' indispensabile creare. A cui si aggiungono, ma e' il caso meno comune, anche persone che con il tuo lavoro non c'entrano assolutamente nulla, perche' ti puoi fidare solo di persone che sono fuori dal tuo ambiente, e che se sei incazzato o su di giri non possono in alcun modo pensare che questo ha a che fare con la composizione della commissione di concorso.
Frequentando solo persone simili a te (o totalmente opposte, e solo perche' sono totalmente opposte) succede che ti sclerotizzi. Finisci per parlare lo stesso linguaggio che parlano i membri della tua tribu' e a inanellare delle serie di memi che prendono il posto dei ragionamenti articolati. Uno di questi memi era, ai miei tempi, che siccome c'e' la globalizzazione, la gente si rifugia nelle identita'. Lo ho scritto in una riga, ma ci si potevano scrivere papelli, tracce di convegni, lettere al manifesto, editoriali di repubblica, e programmi di cineforum. Per via di questo intruppamento tribale, l'universitario, o aspirante tale, ha perso la capacita' di interrogare se' stesso.
Avete presente quando la Lega Lombarda vinse le elezioni la prima volta? Tutti i giornalisti e gli opinionisti erano scandalizzati e preoccupati. Ma come, ci e' cresciuto questo movimento in casa e noi non ce ne siamo nemmeno accorti? La ragione e' semplice: i giornalisti all'epoca viaggiavano in prima classe. E i discorsi che giravano tra i pendolari, che viaggiavano in seconda. non li sentivano nemmeno. Ecco, agli universitari succede lo stesso fenomeno. Nel secolo scorso, quando c'era il Partito Comunista Italiano, il professore universitario incontrava in sezione l'operaio o l'insegnante. Ora non succede piu'. Ma nel frattempo il professore universitario ha sviluppato una spropositata concezione di se', siccome lui conosce i memi di cui sopra e li puo' anche motivare. E cosi' abbiamo il dottorando, o post dottorando, che sta davanti allo schermo del computer a elargire perle di sapienza lette sulle pagine del manifesto a cui lui mette le note a margine che derivano dalla sua disciplina, e che servono a convincere lui, e i lettori come lui, che loro hanno ragione perche' riescono a vedere il mondo dal punto di vista di Dio o della storia universale e che il resto del mondo ha torto, e' volgare e tribale ed anzi si lava pure poco.
C'e' poi la questione dell'uovo e della gallina. E' vero che le professioni intellettuali hanno perso status sociale. Il sistema universitario italiano scoraggia le innovazioni: "non possiamo creare una cattedra di informatica applicata alle materie umanistiche, poi arriva un laureato in matematica e se la prende e chi lo controlla il laureato in matematica?". Ma anche la totale incapacita' degli intellettuali italiani di capire come va il mondo e, nel contempo, di tenersi stretto il ruolo (e la paga) di editorialista su questo o quel quotidiano, non e' che abbia dato lustro alla categoria. E, tra l'altro, gli italiani leggono poco i quotidiani, perche' leggendo i quotidiani non riescono a capire dove sta la ragione del contendere tra Israele e Palestina, ma solo che tutti e due sono invischiati in una guerra di identita' religiose. Come te, elettore leghista e tonto.
E pertanto io sono piuttosto contento di trovarmi in questo momento a destreggiarmi tra il daf yomi e la pagina facebook di una sinagoga, cui sto lavorando nel tempo libero. In un universo parallelo, davanti allo schermo del computer, con una tazza di caffe' sulla scrivania ci sta un altro nahum, quello che non sono diventato. Sta leggendo il manifesto e haaretz, dopo aver passato tutta la giornata a controllare se nelle note del suo saggio sono stati citati tutti, ma proprio tutti, i nomi dei colleghi che sono un grado piu' avanti di lui e che saranno nella commissione d'esame. Il saggio tocca anche qualche dibattito importante, di quelli che hanno avuto corso nel passato, ma questo nahum sta bene attento a non prendere posizione. Chiuso il saggio, apre il manifesto dove legge che gli unici ebrei buoni sono quelli che criticano lo Stato ebraico, che anzi sarebbe una buona idea se non ci fosse del tutto. E l'antisemitismo e' male. E siccome tu hai ragione non puoi essere antisemita. E' colpa loro, degli israeliani e della loro eccessiva identita'.
Sono contento di aver lasciato quel nahum dentro la sua bolla di parole, che lui immagina grande come il mondo e che e' invece solo uno specchio in cui riflettersi e dirsi da solo quanto e' bravo e quanto lui (e quelli della sua classe sociale) hanno ragione su tutto.
giovedì 22 novembre 2012
Vlaidimir Jabotinsky - Il canto di Tel Hai
Perche' avete quelle falci
e nessun raccolto, fratelli, perche'?
E dove e' finito il vostro fiore
Caduto sulla collina della vita.
Sia santificato il nome di Tel Hai [collina della vita]
e il valore che lassu' e' fiorito.
Nelle vostre mani lo scudo e la spada;
perche', fratelli, perche'?
Non siete arrivati alla sera
Per difendere la collina della vita.
Sia innalzato il nome di Tel Hai
la vetta della forza ebraica.
Davanti a voi c'e' un libro aperto.
Quale poesia leggerete, fratelli?
La verita' l'ha scritta
il vostro eroismo, sulla collina della vita.
E' ancora vivo il nome di Tel Hai
la vetta dello spirito ebraico.
Fate molta attenzione,
E alzatevi, fratelli.
Per difendere, per fiorire
Per costruire la collina della vita.
E' nome di Tel Hai,
simbolo di liberta'
di coraggio, forza e luce.
E' una vecchia canzone di Jabotinsky; se volete sentirla la trovate qui. Fino ad adesso non e' mai stata tradotta in italiano, anche se in Israele la si impara alla scuola elementare.
Se invece cliccate sul titolo trovate la descrizione del perche' Tel Hai e' tanto importante. Purtroppo, anche quella descrizione, non si trova in italiano.
Ho tradotto questa poesia (e lo so che si vede che e' vecchia, che e' roba da prima guerra mondiale), per ricordare e ringraziare i soldati ebrei che sono morti in questa ultima guerra. Sono caduti perche' io, mia moglie e i miei figli potessimo vivere sicuri, sapendo che da qualche parte nel mondo c'e' un posto in cui rifugiarci.
Speriamo solo che siano gli ultimi morti.
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