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martedì 26 marzo 2013

Io amo Mondoweiss, lo hub degli antisionisti, cioe' critici di Israele, cioe' critici della troppa presenza ebraica nei media e nella politica USA. Lo amo perche', ogni volta che lo leggo, trovo delle perle comiche di eccezionale valore. Ma anche i punti basilari della loro fede, che loro ripetono ad ogni tornata, sono spassosi, particolarmente quando si spetasciano contro una roba cattiva che si chiama realta'.
Il principale nemico degli autori di Mondoweiss sono i sionisti di sinistra, quelli che credono sia possibile arrivare presto a realizzare il progetto "due popoli due Stati". Quelli di Mondoweiss dicono che il vero e sincero democratico dovrebbe volere uno Stato unico, a maggioranza araba, con gli ebrei disarmati a beneficiare della secolare tolleranza islamica, rafforzata dai decenni di militanza pro-sovietica in cui e' cresciuta la generazione di Abu Mazen. Per essere sicuri che tale maggioranza araba sia massiccia, loro ritengono che tutti gli autoproclamati discendenti di sedicenti profughi pretesi palestinesi debbano trasferirisi in Israele e sfrattare gli ebrei. 
Tanto per chiarire: i curatori di Mondoweiss sono due ebrei americani, tutti e due hanno sposato persone non ebree, ambedue evitano di educare i figli all'ebraismo, ed insomma sono due ebrei che hanno l'ebraismo a schifo, il che e' del tutto legittimo. Il fatto e' che trasferiscono questi loro problemi personali sulla sfera politica, nel tentativo evidente di risultare graditi ed accettati (ovvero non piu' considerati ebrei) presso familiari e amici delle rispettive consorti. 
Si da' pero' il caso che gli ebrei americano sono in gran parte persone normali, per cui Israele non e' un simbolo, ma uno Stato con i problemi di tutti gli Stati, e non vedono alcuna ragione per cui debba essere smantellato per trasformarsi in non si capisce cosa. L'unica cosa che si capisce e' che tale progetto di trasformazione penalizzera' gli ebrei di quelle parti, e quelli del resto del mondo. Quindi la posizione di Mondoweiss e' minoritaria, e gli autori lo sanno ma sono convinti che masse di benintenzionati potranno essere persuasi di quanto sia buono e giusto ridurre gli ebrei a minoranza in casa loro, se solo si leva (toh, guarda caso) il controllo ebraico dai media. 
Ah, e uno dei curatori di Mondowess e' un giornalista che ha mosso i primi passi nell'editoria grazie al fatto che familiari e amici ebrei lo hanno messo in contatto con redazioni di quotidiani. E' evidentemente convinto che quel principio di carriera fosse un errore, perche' lui e' una scarpa che se la cava malissimo con le parole, e quindi se e' riuscito a cavarsi da vivere scrivendo e' perche' e' un privilegiato. Non e' che la carriera giornalistica sia finita perche', appunto, lui scrive da cani. E questi previlegi ebraici stanno uccidendo l'America e bisogna finirla e aprire una discussione sul potere della Lobby ebraica e sul come liberarsene. Che tradotto significa che lui non riesce a liberarsi della influenza che la sua famiglia ancora esercita su di lui.
 Finisce l'era Bush, inizia quella Obama. Sulle faccende che a quelli di Mondoweiss stanno cosi a cuore, Obama e la su amministrazione non hanno delle idee poi cosi' diverse da quelle di Bush. Anche perche' la realta' non e' che un nuovo presidente ti possa aiutare a far pace con il resto del mondo. E' piu' un problema tuo, che dovresti accettare come va il mondo, e nel mondo ci stanno anche i politici arabi che non hanno alcun interesse a riconoscere Israele. Obama fa un gran parlare di due popoli due Stati, i leader arabi rispondono vattene a fare in culo, negro di merda, noi vogliamo comunque distruggere Israele. 
Poi Obama viene rieletto. 
E allora quelli di Mondoweiss entrano in fibrillazione, si dicono certi che, ormai privo di gratitudine verso la Lobby, il POTUS avrebbe finalmente messo in riga Netanyahu ["non chiamatelo Bibi! Non usate vezzeggiativi con i criminali di guerra" (1); che tradotto significa: "quello non e' mio parente, io sono bravo e buono"] Nulla perviene in questo senso, ed eccoli per reazioni fantasticare che, con il prossimo viaggio in Israele ("e Palestina!") le masse arabe si sarebbero galvanizzate e un enorme movimento di massa avrebbe posto fine all'occupazione e all'apartheid, non avete visto che Obama apre all'ipotesi di uno Stato unico (in effetti no, io mica lo ho visto, ma loro ci hanno fede e la fede fa miracoli). 
Iniziano poi a filtrare i dettagli del viaggio pianificato: cosucce tipo il presidente andra' a dire ai due popoli le stesse cose, con in piu' la considerazione che Israele ha diritto a non ricevere missili sulla testa. Non c'e' nulla dei sogni mono-nazionali, eppero' quelli di Mondoweiss si dedicano a fare il conto di quanto sono pochi e vecchi i democratici ebrei del Nebraska, e quindi i giovani ebrei non sono piu' interessati ad appoggiare Israele (non cercate il nesso logico, non c'e'). E quindi ne consegue che Obama finalmente voltera' pagina e cessera' il supporto acritico degli USA verso Israele che rende cosi' imbarazzante per i giovani ebrei americani (e cioe' solo per i due autori ebrei di Mondoweiss) fare amiciza con i coetanei arabi. 
Giunge finalmente il fatidico viaggio presidenziale. Voi magari non ve ne siete accorti, perche' (giustamente) nel resto del mondo succede roba piu' seria, ma quelli di Mondoweiss erano li pronti as aspettare il fatidico momento, lungamente annunciato, in cui Obama avrebbe detto alla folla di Ramallah "E alla Lobby ebraica dico fuck you, guys, ora Palestinian rules, Assalaam aleikhum!!!" 
Obama quindi sbarca in Israele, saluta in ebraico, parla del legame indistruttibile tra USA ed Israele, si lancia in descrizioni del legame tra ebrei e terra di Israele, parla di Israele unica democrazia del Medio Oriente, di Stato ebraico che deve essere riconosciuto dal mondo intero (si', anche dagli arabi) come appunto Patria del popolo ebraico, altrimenti nessuna pace sara' possibile e non menziona una sola volta la ineluttabile imprescindibile e necessaria divisione di Gerusalemme. 
Non una parola sullo Stato unico inevitabile, menzione vaga di una prossima affermazione del principio due popoli due Stati, se e solo se gli arabi accetteranno il diritto degli ebrei ad uno Stato e la natura ebraica di Israele. 
In due parole: Epic fail. 
Batostati su tutta la linea, quelli di Mondoweiss si rifanno intervistando un analista palestinese [vale a dire un individuo pagato dal governo siriano per fare lobbysmo negli USA] il quale tutto ad un tratto scopre che certo, la natura ebraica di Israele non e' un problema, che certo si puo' parlare con i sionisti ragionevoli (che di Mondoweiss sono i principali nemici, vedi sopra) e che insomma non c'e' niente di male nel principio due popoli due Stati, basta accettarlo e poi si puo negoziare sul resto. 
Tu guarda come diventano ragionevoli, leader ed analisti arabi, ogni volta che prendono una legnata. 
 E tu guarda come i sostenitori dei palestinesi si fanno prendere la mano da retorica magniloquente (e genocida) ogni qual volta si immaginano ci sia stata una apertura verso i loro deliri. 
Qualcuno si stupisce?

sabato 28 luglio 2012

Per fortuna che c'e' il Leonardo Tondelli

E dunque il nuovo numero della prestigiosa rivista Economist e' dedicato alla stato di salute dell'ebraismo, oggi. Cinque anni fa era stato  un numero speciale dedicato ad Israele, pieno di fosche previsioni, tipo  la catastrofe demografica, che come vedete non si sono avverate. Oggi quelli dell'Economist si sono accorti che quasi meta' della popolazione ebraica vive in Israele e che ci sta pure bene: in una famosa ricerca sulla qualita' della vita commissionata dall'ONU Israele e' figurato ai primi posti, meglio di molti Paesi europei. La meta' degli ebrei del pianeta Terra, quelli che non vivono in Israele, ci si sentono comunque legati e ricevono comunque i benefici dell'esistenza di quello Stato. Dopo un paio di millenni senza un luogo in cui rifugiarsi, c'e' sollievo nel sapere che da qualche parte al mondo sei parte di una maggioranza e che se gli altri Stati rifiutano di catturare i tuoi persecutori, c'e' qualcuno che lo fara'. Da' un senso di sicurezza.

Lo speciale di Economist e' interessante anche perche' dedica molto spazio alla rinascita culturale dell'ebraismo di oggi, che e' poi secondo me la vera novita' di questi ultimi decenni. Il primo esempio di questa rinascita e' Limmud, migliaia di ebrei lontani dalla dimensione religiosa che fanno la fila per studiare e discutere i testi della tradizione ebraica.

Quelle che una generazione fa venivano viste come pratiche superstiziose e arcaiche, adesso sono rivendicate da numeri crescenti di ebrei, assieme al diritto di interpretare e praticare a modo proprio. Prendete per esempio l'uso di indossare tallet e tefillin durante le preghiere. Tradizionalmente lo praticavano solo gli uomini ortodossi. Adesso lo fanno in tanti, e tante.


Non e' solo una faccenda di abbigliamento. Perche' tallet e tefillin sono oggetti sacri, la cui pratica e' stata proibita alle donne da una serie di testi e dalle loro interpretazioni. Le donne che decidono di indossarli operano un loro interpretazione degli stessi testi e sono pronte a discuterne con chi sostiene altro. Studio e interpretazione che avvengono (anche) in contesti come Limmud

Nel secolo scorso, i sionisti socialisti sostenevano che la religione ebraica fosse solo una sovrastruttura, mantenuta in piedi dalla condizione di anormalita' in cui vivevano gli ebrei, un popolo senza patria. Con la nascita dello Stato di Israele, pensavano, sarebbe scomparsa anche questa Patria immaginaria che era la religione, con una propria arcaica e medievale struttuira giuridica. Si sbagliavano. E' avvenuta invece una democratizzazione della stessa religione. 

Forse c'entrano qualcosa anche i famosi nuovi media. Prendete per esempio lo studio del Talmud, una volta patrimonio solo di osservanti ortodossi e di qualche accademico. Studiare il Talmud da soli e' durissimo, occorre spesso ricreare le discussioni ed il contesto comunitario in cui e' nato. Per questo attualmente esistono invece forum, blog e gruppi di discussione dedicati allo studio del Talmud e di altri testi rabbinici. Ci sono lezioni su YouTube, e va da se' che sono aperte a tutti. Il primo Daf Yomi, un programma di studio del Talmud al ritmo di una pagina al giorno (ci si mette sette anni),  prese il via nel 1923 ed era riservato agli allievi delle yeshivot lituane. Negli ultimi due o tre cicli e' cresciuto il numero di donne, o di persone non osservanti, dichiaratamente atei, che partecipavano allo studio ed alla discussione. 

Il 3 agosto iniziera' il dodicesimo ciclo, che ha gia' dato il via a imprese editoriali di ampio respiro, con edizioni del Talmud con tanto di traduzione, scaricabili sullo Ipad. E un fiorire di gruppi di discussione, blog e mailing lists.

Certo, potere partecipare anche se non siete ebrei, basta conoscere un po' di ebraico. Molte delle fregnacce che si leggono ancora a proposito del Talmud, potrebbero scomparire una volta che certi passi verranno messi nel loro contesto: ma forse e' meglio non farsi troppe illusioni, certe frange sentiranno sempre il bisogno di scaricare sugli ebrei le ragioni dei propri fallimenti. 

Il punto e' che il carattere principale del mondo ebraico, oggi, e' quel pluralismo cui sono dedicate molte pagine di questo numero dell'Economist. Che ha anche una bella bibliografia alla fine, il che e' un vantaggio: l'Economist infatti arriva anche in Paesi in cui di ebrei non ce ne sono, e quel che si sente e si legge degli ebrei e' la solita monnezza propagandistica. 

Tra i tanti fattori che hanno portato a questo pluralismo, non va sottovalutata la fine del comunismo in URSS e la conseguente ri-emancipazione degli ebrei ex-sovietici. Sono immigrati a milioni in Israele, altri in USA, altri ancora hanno rivitalizzato la vita ebraica in Germania. Il loro rapporto con la tradizione ebraica e' molto libero, privo di soggezione verso le ristrettezze della ortodossia. E hanno ottime ragioni per diffidare di ogni posizione ideologica che sappia di comunismo, anche da lontano. Il progetto sionista socialista prevedeva inoltre che ogni comunita' immigrata in Israele mettesse da parte la propria identita' sviluppata nella Diaspora, per sostituirla con l'ebreo nuovo, socialista per definizione. E' successo per esempio, agli ebrei yemeniti, arrivati in Israele negli anni Cinquanta, che sono passati da una societa' patriarcale a una egalitaria.















Gli ebrei russi, arrivati in Israele negli anni Novanta, non sono passati attraverso questo percorso, anche perche' il sionismo socialista era -per usare un eufemismo- molto meno popolare. E cosi' Israele, come tutto il mondo dagli anni Novanta in poi, ha scoperto di essere una societa' multiculturale, tant'e' che anche gli ebrei etiopi, arrivati piu' o meno nello stesso periodo, mantengono le proprie festivita', che sono anche parte del calendario dello Stato. 

Ma se stanno cosi' le cose, ovvero che Israele e' alive e pluralista e l'ebraismo e' pluralista e kicking, e lo dice pure l'Economist, come mai c'e' chi continua a sproloquiare  degli ebrei di oggi come dei cupi paranoici, la cui unica occupazione sarebbe denunciare e criminalizzare i critici di Israele?  Tipo... 
... Sai che qualsiasi genitore dei miei studenti può guglarmi nome e cognome e scoprire che io plaudo a questo o quel massacro, e tante altre sciocchezze che Z. scrive su di me? Sai che c'è gente che si è trovata gli ispettori per casi simili? [Leonardo Tondelli]

O anche della sicure fine dello Stato ebraico, schiacciato da una maggioranza araba? Tipo...

la mia opinione (semplice) è che Israele nel lungo termine abbia perso la guerra demografica: nasceranno sempre più arabi degli ebrei, man mano anche il rubinetto dell'immigrazione russa (su cui ci sarebbe parecchio da dire) si estinguerà, e gli ebrei rischieranno di trovarsi minoranza nel loro focolare. [Leonardo Tondelli, ancora lui]
Ecco, io una idea ce la ho. E no, non c'entra Fanfani, se non come caso limite di cattolicesimo particolarmente aggressivo e in posizione difensiva. 

In breve, c'e' chi pensa che l'esistenza di Israele sia un torto che deve essere riparato, cancellando lo stesso Stato e sostituendolo con uno in cui gli ebrei ritornino ad essere minoranza. Il che avrebbe l'effetto collaterale di rendere gli ebrei, di nuovo, ovunque, piu' deboli. Privi di un luogo in cui la loro cultura, sempre piu' pluralista, sia quella della maggioranza.

Questo scenario e' dato per scontato dal prof. Tondelli,  stando a quel che si legge nel suo blog e che ho riportato sopra. E poco importa che quella cattivona della realta' gli ripeta che si tratta, appunto solo delle sue meschine aspirazioni. Lui alla catastrofe demografica ci crede, magari perche' gli sembra il modo giusto di porre rimedio a una ingiustizia storica che si perpetua con la esistenza della Legge del Ritorno. O solo perche' ha un attaccamento morboso a una visione della storia in cui gli ebrei sono solo vittime. Non provate a convincerlo del contrario. Sarebbe come cercare di cambiare delle convizioni religiose, basate su emozioni e fantasie, attraverso la discussione razionale e basata sui fatti

Lo stesso esimio professore, infatti, vive nel terrore di venire "guggolato" dai genitori degli allievi e trovarsi cosi' "gli ispettori" in classe. Anche qui, abbiamo a che fare con le fantasie e non con i dati di fatto. Chissa' cosa possono scoprire, questi ispettori?  Probabilmente potran leggere quel che il Tondelli  ha scritto sui bimbi israeliani che possono un giorno diventare Sharon e sulle ragioni di chi li fa saltare per aria. O magari no; ma certo il Tondelli ritiene che basti la accusa di antisemitismo da cui, notate, uno nemmeno sa come difendersi per distruggere la carriera di qualcuno e magari la vita. Quando e come sarebbe successo qualcosa del genere, in Italia, non si sa. Ma sapete come e', c'e' di mezzo il Mossad, e il Mossad nasconde le prove.  

E' perfettamente inutile che chiediate al prof. Tondelli di fare i nomi di questi martiri della lotta contro la tribu' dei nasi adunchi. La sua convinzione e' di carattere religioso, non servono prove. Per condividere la sua convizione, occorre credere che gli ebrei abbiano troppo potere. Che renderli piu' deboli, e rendere la accusa di antisemitismo inoffensiva, sia un atto di giustizia.

Il fatto e' che, sapete, gli israeliani giocano sporco. "Ci sarebbe per esempio molto da dire sulla immigrazione russa"... Lo dice Leonardo, eh, come vedete sopra. Che chissa' poi cosa c'e' da dire sulla immigrazione russa. Leonardo non lo dice. Secondo me per paura degli ispettori.