Germania, stupri sugli studenti. L'orrore nelle scuole dei preti Le prime denunce dal prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest Poi i casi denunciati - avvenuti tra 1975 e il 1983 - si sono moltiplicati Sacerdoti, insegnanti e organisti nelle vesti di aguzzini. I racconti delle vittime da Repubblica di ANDREA TARQUINI BERLINO - Abusi sessuali sugli studenti, pressioni per sedute di masturbazione, stupri segreti nei sotterranei degli istituti. Per anni, forse per decenni, alcune delle più prestigiose scuole superiori private cattoliche in Germania sono state il luogo dell'orrore, la stanza chiusa in cui forti della loro autorità sacerdoti, insegnanti, organisti hanno distrutto l'animo degli adolescenti che avevano il compito di istruire. Per anni le vittime hanno taciuto, chiuse nel pudore, nel dolore e nella vergogna, o piegate dalle pressioni dei loro carnefici. Adesso il muro d'omertà è caduto, e quella realtà celata per anni viene narrata ogni giorno dai media tedeschi. Per le scuole cattoliche e indirettamente per la stessa Chiesa, nel paese natale del Pontefice, è un colpo durissimo d'immagine, reputazione e credibilità. Il caso appare ogni giorno più grave, evoca quasi gli abusi sessuali compiuti dai religiosi negli Usa, in Irlanda o in altri paesi. Lo scandalo è scoppiato dapprima al Canisius, il prestigioso ginnasio cattolico di Berlino Ovest, diretto dai gesuiti, un bellissimo palazzo nel quartiere delle ambasciate. Berliner Morgenpost (conservatore), Der Tagesspiegel (liberal), tra i quotidiani, poi i settimanali come Der Spiegel, hanno narrato tutto. Nel dicembre 2009, poi in gennaio, alcuni ex alunni, ormai adulti, non ce l'hanno fatta più a tenersi dentro dolore, incubi, ferite nell'anima. Hanno scritto lettere al rettore attuale, Klaus Mertes, chiedendogli di agire. Si è parlato dapprima di almeno sette casi, poi di decine.Non è stato che l'inizio. Dopo le vittime del Canisius, si sono decisi a rompere il muro del silenzio anche ex studenti di scuole superiori cattoliche ad Amburgo, Hannover, Goettingen, a Hildesheim o nella Selva Nera. Un altro istituto superiore di prestigio, lo Aloisiuskolleg di Bad Godesberg (il quartiere meridionale di lusso di Bonn) sarebbe stato luogo di casi di abuso sessuale particolarmente gravi. Un avvocato delle vittime di violenze sessuali al Canisius si sta preparando a una causa collettiva presso la giustizia americana, nel caso che alcuni ex studenti abbiano attualmente la cittadinanza degli Stati Uniti.I racconti delle vittime, che spesso chiedono l'anonimato, sono agghiaccianti. Allo Aloisiuskolleg, e in altri istituti, un giovane negli anni Sessanta fu violentato da un sacerdote. Altri furono costretti a masturbarsi davanti agli occhi dei presuli, o a carezzare i genitali dei sacerdoti mentre costoro si masturbavano guardando i giovani. Altri ancora furono brutalmente violentati. L'attuale rettore, padre Theo Schneider, ha garantito l'anonimato a chiunque aiuti nelle indagini. Indagini che ormai sono seguite dalla stessa Conferenza episcopale tedesca.Al Canisius di Berlino, i casi di violenza sessuale contro studenti sarebbero avvenuti tra il 1975 e il 1983. Secondo Der Spiegel, il rettore Mertes ha spedito almeno 500 lettere a ex studenti del ginnasio per chiedere e offrire aiuto. Ma se è vero quanto scrive il settimanale di Amburgo, già nel 1981 l'allora rettore, Karl Heinz Fischer, seppe di casi di abuso sessuale e ne informò il suo superiore diretto, il gesuita padre Rolf Dietrich Pfahl. Ma lo scandalo allora non divenne pubblico.Quanto sapevano allora i responsabili delle scuole e i loro superiori, cioè le autorirà ecclesiastiche, e perché scelsero il silenzio? L'interrogativo è tremendo, pesa come un macigno sulla coscienza della Chiesa, dei fedeli, del paese. Abusare degli studenti, come ha rivelato oggi il quotidiano conservatore Die Welt, era tra l'altro abitudine anche nelle scuole religiose all'Est. Die Welt ha pubblicato una lunga intervista con Norbert Denef, ex studente, allora vittima di abusi. "Lo schema è tipico", ha detto. "Dapprima si cerca di coprire i casi col silenzio, se ne parla solo quando si è con le spalle al mure e ci si comporta come se ci si sforzasse di fare luce sui fatti". Norbert Denef ha ricevuto un indennizzo di 25mila euro dalla diocesi di Magdeburgo, ma - scrive il giornale - solo perché la diocesi sperava di garantirsi così il suo silenzio. I carnefici dell'allora giovane Norbert Denef furono puniti solo con trasferimenti, ma mai denunciati alla giustizia. "Sono scioccato, voglio piena chiarezza", dice a Berlino l'attuale rettore del Canisius, Klaus Mertes.Ma con l'aria che tira, c'è da pensare che sempre più genitori ci pensino due volte adesso prima di chiedere l'iscrizione dei loro figli a quelle scuole superiori, considerate fino a ieri le più prestigiose e serie del paese, quelle che garantivano un'istruzione di qualità e speranze di accesso alle migliori università. In cambio di buoni voti e promesse per il futuro, decine o forse centinaia di ex studenti si dovettero piegare alle violenze più abiette e pervertite, e per decenni con intimidazioni furono convinti a tacere e a tenersi nel cuore la loro vita spezzata. Continua a leggere
In Italia con la Lega e Berlusconi si rischia di rimanere indietro in tema di proposte-buffonate. La sinistra arranca, ma adesso finalmente ha trovato la genialata del secolo: Il PD propone il Crocifisso in aula per legge La querelle sul crocefisso, dopo la sentenza della Corte Europea di Strasburgo del 3 novembre scorso, continua a questionare l’identità italiana prima, europea poi. L’ultima soluzione: una proposta di legge del Partito Democratico per “legalizzare” la presenza del crocefisso nelle aule. da Agorae da Informazione libera di Francesca Barca La querelle sul crocefisso, dopo la sentenza della Corte Europea di Strasburgo del 3 novembre scorso, continua a questionare l’identità italiana prima, europea poi. Franco Frattini si è recato, il 26 gennaio, al Consiglio d’Europa a Strasburgo (del quale la Cedu è emanazione) per rivendicare la necessità delle “radici cristiane” nel Trattato di Lisbona. Il Ministro degli Esteri ha auspicato fortemente che il ricorso del Governo italiano alla Cedu venga accolto per “difendere un sentimento profondissimo del popolo italiano, un principio fondamentale che tocca l’identità del Paese”. A rendere evidente questa necessità c’è un progetto di legge, presentato al Senato il 18 dicembre 2009 scorso, firmato niente popò di meno che da undici senatori del Pd: Stefano Ceccanti, Vannino Chiti, Franca Chiaromonte, Mauro Del Vecchio, Roberto Di Giovan Paolo, Paolo Giarretta, Giuseppe Lumia, Alberto Maritati, Roberta Pinotti, Giorgio Tonini e Tiziano Treu. Rifacendosi a due ordinamenti locali (uno in Baviera e uno in Castiglia), esortano il Parlamento alle "sue responsabilità” e a legiferare finalmente sulla questione del crocefisso. Sulla sua presenza o meno nelle scuole e nei luoghi pubblici in generale c’è, infatti, un “vuoto giuridico” che risale agli anni Venti: era stato dichiarato obbligatorio dal Ministro Rocco nel 1924, dichiarato parte degli arredi scolastici obbligatori negli anni Sessanta da parte del Ministero dell’Istruzione ma, con il Concordato del 1984 – con il quale la religione cattolica non è più considerata “di Stato” – le vecchie leggi non sono state né abrogate, né rafforzate. La Corte Costituzionale, in ultimo, con una sentenza del 2004, ritiene di non potersi pronunciare sulla questione perché “non competente”. Cristo e la Costituzione Per i Senatori del Pd è necessario colmare questo vuoto in modo da chiudere una questione che fa dibattere da anni. A sostegno delle loro tesi si rifanno al pensiero di Augusto Barbera, professore di Diritto Costituzionale a Bologna, Ministro (per quattro giorni) nel Governo Ciampi e deputato eletto nelle liste del Pci prima e del Pds poi. Secondo Barbera “adottando tale lettura la Corte [Europea] è venuta meno ai “margini di apprezzamento statale” nell’applicazione della Convenzione europea; vale a dire è venuta meno a quell’orientamento giurisprudenziale che è solita seguire al fine di leggere le norme della Convenzione europea dei diritti rispettando il più possibile le tradizioni costituzionali nazionali”. La Cedu, quindi, ha violato la “giurisdizione” nazionale, ispirandosi a orientamenti, come quello turco o francese, troppo lontani dal modello italiano; a questo si aggiunge, secondo Barbera, la diretta discendenza dell’illuminismo e del costituzionalismo da Gesù di Nazaret: “A me sembra riduttivo ritenere la Croce solo un simbolo di identità nazionale. È molto di più. Anche per chi non ha il dono della Fede (…)non può ignorare che Gesù di Nazaret è comunque un figlio di uomo (“Figlio dell’Uomo”), grande protagonista della storia dell’umanità. (…) Il sacrificio di Cristo, “di Gesù, ebreo di Galilea”, ha alimentato movimenti religiosi su cui si fondano non solo i valori più profondi dell’Europa ma gli stessi valori del costituzionalismo liberaldemocratico”. (qui l’articolo completo di Barbera) Con le seguenti premesse la proposta di legge è la seguente: 1) In considerazione del valore della cultura religiosa, del patrimonio storico del popolo italiano e del contributo dato ai valori del costituzionalismo, come segno del valore e del limite delle costituzioni delle democrazie occidentali, in ogni aula scolastica, con decisione del dirigente scolastico, è affisso un crocifisso. 2) Se l’affissione del crocifisso è contestata per motivi religiosi o di coscienza dal soggetto che ha diritto all’istruzione, ovvero dai suoi genitori, il dirigente scolastico, sulla base del princìpio di autonomia scolastica, nel rispetto dei princìpi di tutela della privacy e di non discriminazione nonché tenendo conto delle caratteristiche della comunità scolastica, cerca un accordo in tempi brevi, anche attraverso l’esposizione di ulteriori simboli religiosi. 3) Qualora non venga raggiunto alcun accordo ai sensi del comma 2, nel rispetto dei princìpi di cui al medesimo comma 2, il dirigente scolastico adotta, previo parere del consiglio di circolo o di istituto, una soluzione che operi un giusto contemperamento delle convinzioni religiose e di coscienza di tutti gli alunni della classe coinvolti e che realizzi il più ampio consenso possibile. Religione e cultura sovrapposte quindi. E alla base il principio secondo il quale la croce smette di essere (solo) un simbolo religioso per assurgere a simbolo culturale di una nazione. La croce come il tricolore quindi? In Italia pare che stia prendendo questa connotazione. Sul Il Giornale del 10 gennaio scorso Marcello Veneziani parlava degli italiani come di un “grande popolo in un piccolo Stato, una nazione con una grande personalità e una piccolo-media statura”, tanta “italianità”, ma molto poca “Italia”. A dispetto di un’identità nazionale che pare debole, perché non consolidata, ci rivolgiamo al crocefisso invece che al tricolore. E ne facciamo una legge, arrabbattando, all’ultimo e di fronte a un’Europa che chiede sempre di più, un’identità che ha odore di sagrestia invece che di Costituzione. Continua a leggere
Le "Camicie verdi" un'associazione militare. 36 rinvii a giudizio, c'è anche un deputato Tra gli imputati il parlamentare Matteo Bragantini e il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo. Secondo i magistrati, la Guardia Padana era un'organizzazione armata che pianificava la secessione. da Repubblica VENEZIA - Trentasei militanti della Lega Nord, tra i quali il sindaco di Treviso Giampaolo Gobbo e il parlamentare Matteo Bragantini, sono stati rinviati a giudizio dal Gup di Verona. Il processo si aprirà il primo ottobre prossimo. Il giudice ha accolto la tesi della procura, che accusa le 'camicie verdi' di essere un'associazione a carattere militare: il reato contestato è quello di costituzione di banda armata. Il procedimento aveva subito due lunghi momenti di pausa in attesa che Strasburgo prima e la Corte Costituzionale poi si pronunciassero sulla posizione degli indagati che all'epoca ricoprivano la carica di eurodeputati o di parlamentari. L'indagine aveva coinvolto anche i vertici del Carroccio, tra i quali il leader Umberto Bossi, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, usciti definitivamente dall'inchiesta nel dicembre scorso - e fa riferimento al periodo tra il 1996 e il 1997. L'inchiesta era stata avviata dall'allora procuratore Guido Papalia. Secondo l'accusa, che nel corso delle udienze ha prodotto una lunga serie di intercettazioni telefoniche, la Guardia Nazionale Padana sarebbe stata allestita con l'obiettivo anche di organizzare la resistenza e pianificare l'eventuale secessione attraverso una struttura armata. I 36 imputati, in gran parte lombardi e veneti, ma anche piemontesi, friulani, liguri ed emiliani, dovranno comparire in aula davanti al collegio presieduto da Marzio Bruno Guidorizzi. Estremamente critico nei confronti dei magistrati il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Luca Zaia, candidato alla carica di governatore del Veneto: "La giustizia dovrebbe occuparsi di ben altro che di fatti accaduti in epoche ormai lontanissime. In realtà, al di là del paradosso di una complessa macchina giudiziaria impegnata per decenni in materie nebulose, va registrata ancora una volta la distanza tra quanto accade e quanto si attendono i cittadini". (23 gennaio 2010) Continua a leggere
Williamson leugnet weiter den Holocaust da Der Spiegel (segue la prima intervista del settembre 2009 in inglese) Unbelehrbarer Bischof: Auch ein Jahr nach seiner Holocaust-Leugnung hält der Brite Richard Williamson nach SPIEGEL-Informationen an seinen umstrittenen Thesen fest. Aus Mails der erzkonservativen Piusbruderschaft geht hervor, dass Williamson "die sechs Millionen Vergasten" für "eine Riesenlüge" hält. Hamburg - Bischof Richard Williamson bestreitet weiter den Holocaust. Während seine erzkonservative Piusbruderschaft direkt mit Papst Benedikt XVI. über Glaubensfragen verhandelt, bleibt der Brite uneinsichtig. Vor einem Jahr hatte Williamson die katholische Kirche durch seine Ansichten in eine tiefe Krise gestürzt. Aus internen E-Mails der erzkonservativen Piusbruderschaft geht nach SPIEGEL-Informationen hervor, dass Williamson "die sechs Millionen Vergasten" nach wie vor für "eine Riesenlüge" hält. Auf dieser "Tatsache" sei "eine ganz neue Weltordnung aufgebaut worden". Die Juden, so der Geistliche, der sich im April in Deutschland wegen Volksverhetzung vor Gericht verantworten muss, seien "dank der KZs Ersatzerlöser geworden". Williamson behauptet zudem, dass "1,3 Millionen Deportierte" aus den Lagern Treblinka, Majdanek, Belzec und Sobibór keineswegs vergast, sondern in den von Deutschland besetzten Teil der Sowjetunion verbracht worden seien. Der Bischof hält offensichtlich weiterhin Kontakt zu führenden Vertretern der Revisionisten-Szene wie dem Schweizer Jürgen Graf. Die eigene Piusbruderschaft hält den Engländer zwar für "eine tickende Zeitbombe", doch ausschließen wolle man ihn nicht. Er habe viele Verdienste. Zudem befürchten die Brüder, Williamson könnte nach einem Ausschluss neue Bischöfe weihen und so eine Gegenkirche gründen.
'I Will Not Travel to Auschwitz' Bishop Richard Williamson's denial of the Holocaust has done serious damage to the Catholic Church. In an e-mail and fax exchange with SPIEGEL, the ultra-conservative bishop says that he is willing to "review the historical evidence". da der Spiegel
SPIEGEL: The Vatican is demanding that you retract your denial of the Holocaust, and it is threatening to not allow you to resume your activities as a bishop. How will you react? Williamson: Throughout my life, I have always sought the truth. That is why I converted to Catholicism and became a priest. And now I can only say something, the truth of which I am convinced. Because I realize that there are many honest and intelligent people who think differently, I must now review the historical evidence once again. I said the same thing in my interview with Swedish television: Historical evidence is at issue, not emotions. And if I find this evidence, I will correct myself. But that will take time."
SPIEGEL: How can an educated Catholic deny the Holocaust? Williamson: I addressed the subject in the 1980s. I had read various writings at the time. I cited the Leuchter report (eds. note: a debunked theory produced in the 1980s claiming erroneously that the Nazi gas chambers were technically impractical) in the interview, and it seemed plausible to me. Now I am told that it has been scientifically refuted. I plan now to look into it. SPIEGEL: You could travel to Auschwitz yourself. Williamson: No, I will not travel to Auschwitz. I've ordered the book by Jean-Claude Pressac. It's called "Auschwitz: Technique and Operation of the Gas Chambers." A printout is now being sent to me, and I will read it and study it. SPIEGEL: The Society of Saint Pius X has set an ultimatum for the end of February. Are you not risking a break with the group? Williamson: In the Old Testament, the Prophet Jonah tells the sailors when their ship is in distress: " Take me up, and cast me forth into the sea; so shall the sea be calm unto you: for I know that for my sake this great tempest is upon you." The Society has a religious mission that is suffering because of me. I will now examine the historic evidence. If I do not find it convincing, I will do everything in my power to avoid inflicting any further harm on the Church and the Society. SPIEGEL: What does the repeal of the excommunication by Pope Benedict XVI mean to you? Williamson: We just want to be Catholic, nothing else. We have not developed our own teachings, but are merely preserving the things that the Church has always taught and practiced. And in the sixties and seventies, when everything was changed in the name of this Council (eds. note: the Second Vatican Council), it was suddenly a scandal. As a result, we were forced to the margins of the church, and now that empty churches and an aging clergy make it clear that these changes were a failure, we are returning to the center. That's the way it is for us conservatives: we are proved right, as long as we wait long enough. SPIEGEL: People at the Vatican claimed that they didn't know you. Is that true? Williamson: Most contacts pass through Bishop Fellay and the General Council, of which I am not a member. But three of us four bishops attended a private dinner with Cardinal Castrillon Hoyos in 2000. It was more about getting to know each other, but we certainly talked about theological issues and even a bit of philosophy. The cardinal was very friendly. SPIEGEL: The Second Vatican Council counts as one of the great achievements of the Catholic Church. Why do you not fully recognize it? Williamson: It is absolutely unclear what we are supposed to recognize. An important document is called "Gaudium et spes," or Joy and Hope. In it, the writers rhapsodize about the ability of mass tourism to bring people together. But one can hardly expect a conservative society to embrace package tours. It discusses fears and hardships. And then a nuclear war between the superpowers is mentioned. You see, much of this is already outdated. These Council documents are always ambiguous. Because no one knew what exactly this was supposed to mean, everyone started doing as he wished shortly after the Council. This has resulted in this theological chaos we have today. What are we supposed to recognize, the ambiguity or the chaos? SPIEGEL: Are you actually aware that you are dividing the Church with your extreme views? Williamson: Only violation of the dogmas, that is, the infallible principles, destroys faith. The Second Vatican Council declared that it would proclaim no new dogmas. Today the liberal bishops act as though it were some sort of all-encompassing super-dogma, and they use it as justification for a dictatorship of relativism. This contradicts the texts of the Council. SPIEGEL: Your position on Judaism is consistently anti-Semitic. Williamson: St. Paul put it this way: The Jews are beloved for the sake of Our Father, but our enemies for the sake of the gospel. SPIEGEL: Do you seriously intend to use Catholic tradition and the Bible to justify your anti-Semitism? Williamson: Anti-Semitism means many things today, for instance, when one criticizes the Israeli actions in the Gaza Strip. The Church has always understood the definition of anti-Semitism to be the rejection of Jews because of their Jewish roots. This is condemned by the Church. Incidentally, this is self-evident in a religion whose founders and all important individuals in its early history were Jews. But it was also clear, because of the large number of Jewish Christians in early Christianity, that all men need Christ for their salvation -- all men, including the Jews. SPIEGEL: The pope will travel to Israel soon, where he plans to visit the Holocaust Memorial. Are you also opposed to this? Williamson: Making a pilgrimage to the Holy Land is a great joy for Christians. I wish the Holy Father all the best on his journey. What troubles me about Yad Vashem is that Pope Pius XII is attacked there, even though no one saved more Jews during the Nazi period than he did. For instance, he had baptismal certificates issued for persecuted Jews to protect them against arrest. These facts have been distorted to mean exactly the opposite. Otherwise, I hope that the pope will also have an eye and a heart for the women and children who were injured in the Gaza Strip, and that he will speak out in support of the Christian population in Bethlehem, which is now walled in. SPIEGEL: Your statements have caused great injury and outrage in the Jewish world. Why don't you apologize? Williamson: If I realize that I have made an error, I will apologize. I ask every human being to believe me when I say that I did not deliberately say anything untrue. I was convinced that my comments were accurate, based on my research in the 1980s. Now I must review everything again and look at the evidence. SPIEGEL: Do you at least recognize universal human rights? Williamson: When human rights were declared in France, hundreds of thousands were killed throughout France. Where human rights are considered an objective order for the state to implement, there are constantly anti-Christian policies. When it comes to preserving the individual's freedom of conscience against the democratic state, then human rights perform an important function. The individual needs these rights against a country that behaves like a Leviathan. But the Christian concept of the state is a different one, so that the Christian theories of human rights emphasize that freedom is not an end in itself. The point is not freedom from something, but freedom for something. For good. SPIEGEL: Your statements and the lifting of your excommunication have triggered protests worldwide. Can you understand this? Williamson: A single interview on Swedish television has dominated the news for weeks in Germany. Yes, it does surprise me. Is this the case with all violations of the law in Germany? Hardly. No, I am only the tool here, so that action can be taken against the SSPX and the pope. Apparently Germany's leftist Catholicism has not yet forgiven Ratzinger for becoming pope.
Interview conducted by Peter Wensierski and Steffen WinterContinua a leggere
"Non vogliamo vedere film dove gli omosessuali si slinguano tra di loro: la depravazione morale sta raggiungendo il suo limite estremo, arrivando a superare la cattiveria con la quale Hitler ha mandato sei milioni di ebrei a morire. Crepate, voi che ci date dei moralisti e dei bacchettoni, crepate assieme a Satana. Noi siamo sicuri di salvarci; voi crepate pure". Nella settimana della Memoria è con queste incredibili parole che Radio Padania torna sulla polemica sollevata nei giorni scorsi dall’onorevole Grimoldi, relativa alla lettura integrale del Diario di Anna Frank in una scuola elementare del monzese. A parlare è il conduttore della rubrica "Cultura padana", Andrea Rognoni ("Sono figlio di un deportato in un campo di concentramento, quindi non possono esserci ombre sul mio amore per gli ebrei - per gli ebrei in quanto popolo, però, e non come lobby di potere diffusa nel mondo"). Destinatari dell’invettiva sono coloro che "hanno fatto di Anna Frank una santa, tanto da averle dedicato una giornata, il 27 gennaio" e che "ne difenderebbero il Diario anche se vi fossero colate quattro pagine di sterco". Rognoni, che è anche direttore di Idee per l’Europa dei popoli, rivista fondata dall’europarlamentare Mario Borghezio, definisce comunque il Diario "un bellissimo libro, che occorre leggere", rivendicando però la contrarietà a che "i nostri bambini possano leggere pagine che parlano di clitoride, di vagina e di altre menate di questo genere". Quel breve passaggio dell'edizione integrale del Diario è forse realmente poco adatto ad allievi di otto o nove anni. Tuttavia a Rognoni deve essere completamente sfuggito lo spirito generale di un libro che testimonia innanzitutto di quanto prezioso ed imprescindibile sia ogni singolo individuo. Omosessuali compresi.
Come introduzione a questo articolo, vorremmo ricordare quantomeno il pogrom di Jedwabne, ma soprattutto quello di Kielce, avvenuto dopo la fine della guerra. Nel 1946, a Kielce, una folla di polacchi inferociti (compresi i poliziotti del villaggio) ammazzava 42 ebrei sopravvissuti all'Olocausto. Infine, una disamina sulla sorte degli ebrei polacchi in patria alla fine della guerra. Non c'entrano i nazisti, questa volta....
Pieronek contro Pacifici: racconta barzellette... Il vescovo polacco intervistato da Pontifex.Roma.it critica il Presidente della Comunità Ebraica romana per le sue affermazioni sulla Polonia e l'Olocausto. da La Stampa di Marco Tosatti Vi presentiamo il testo integrale dell'intervista rilasciata da monsignor Pieronek a Bruno Volpe:"Il signor Pacifici? Racconta barzellette e dice cose fuori della realtà: questa storia della Polonia antisemita é falsa, una invenzione": lo afferma Monsignor Tadeusz Pieronek, vescovo Polacco e legato a Giovanni Paolo II da amicizia. Spiega il Vescovo: " credo che per un corretto e serio dibattito storico, libero da pregiudizi e vittimismi, gli ebrei dovrebbero chiedersi e domandarsi: che cosa fecero gli ebrei americani e le forze alleate in guerra per evitare quelle tragedie?. Poco o niente". Resta il fatto che spesso (ed anche ingiustamente, da quanto abbiamo potuto direttamente constatare nella Polonia, nazione quanto mai nobile, disponibile all'amicizia e al dialogo con tutti) si accusa la Polonia di sentimenti antisemiti: " é un luogo comune assolutamente falso. Me lo hanno chiesto durante una conferenza che detti a Los Angeles e anche una giornalista francese. La Polonia non ha mai nutrito, tanto meno lo fa, ... ... sentimenti contrari agli ebrei. Chi presenta in questo modo la nostra nazione, é ingiusto e sbaglia. La trovo una invenzione offensiva per il nostro popolo". Ma da che cosa dipende questa voce?: " da persone che la storia non la hanno studiata. Nei campi di concentramento é innegabile che la maggior parte dei morti furono ebrei, ma nella lista ci sono zingari polacchi, italiani e cattolici. Dunque non é lecito impossessarsi di quella tragedia per fare della propaganda. La shoah come tale é una invenzione ebraica, si potrebbe allora parlare con la stessa forza e fissare una giornata della memoria, anche per le tante vittime del comunismo, dei cattolici e cristiani perseguitati e così via. Ma loro, gli ebrei, godono di buona stampa perché hanno potenti mezzi finanziari alle spalle, un enorme potere e l'appoggio incondizionato degli Stati Uniti e questo favorisce una certa arroganza che trovo insopportabile". Ritiene che ,almeno in parte, la shoah sia strumentalizzata?: " certo che lo é. Viene usata come arma di propaganda e per ottenere vantaggi spesso ingiustificati. Lo ribadisco, non é storicamente vero che nei lager siano morti solo ebrei, molti furono polacchi, ma queste verità oggi vengono quasi ignorate e si continua con questa barzelletta nei confronti della Polonia. Lo ripeto, se Pacifici in Tv dalla vostra Annunziata, ha fatto affermazioni sulla Polonia, farebbe bene a informarsi meglio. Ha raccontato una barzelletta". Eccellenza, ritiene che oggi gli israeliani rispettino i diritti umani verso i palestinesi?: " vedendo le immagini di quel muro é innegabile affermare che si commette una colossale ingiustizia nei confronti dei palestinesi che sono trattati come animali e i loro diritti umani sono a dir poco violati. Ma di queste cose, complici le lobbies internazionali, si parla poco. Si faccia una giornata della memoria anche per loro. Certo, tutto questo non smentisce la vergogna dei campi di concentramento e le aberrazioni del nazismo". Aggiungiamo qualche elemento in più dall'agenzia Reuter:Le dichiarazioni del vescovo Tadeusz Pieronek, ex capo della conferenza episcopale polacca, hanno provocato preoccupazioni tra i responsabili delle comunità ebraiche in Polonia e in Italia dopo essere state pubblicate sul sito Web www.pontifex.roma. Successivamente Pieronek è apparso in tv per dire che le sue dichiarazioni sono state travisate e ha negato di aver pronunciato in particolare la frase, a lui attribuita, "l'Olocausto in quanto tale è un'invenzione degli ebrei". Ha detto anche di non aver "autorizzato" la diffusione dell'intervista, che era disponibile anche questa sera sul sito Web. Continua a leggere
Non dare la comunione a Vendola e omosessuali conclamati. Opportuno scomunicare i cattolici che si sposano civilmente. La pratica omosessuale, peccato gravissimo. Resistere all' Islam, religione violenta. Gli ebrei non sono più fratelli maggiori dal sito Pontifex Roma di Bruno Volpe "Come Vescovo che non cede alle lusinghe della modernità, dico che la pratica conclamata della omosessualità é un peccato gravissimo, costituisce uno scandalo e bisogna negare la comunione a tutti coloro che la professino, senza alcuna remora, proprio in quanto pastori di anime. Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola": lo afferma il Vescovo Emerito di Grosseto, Monsignor Giacomo Babini. Eccellenza, che pensa della pratica omosessuale?: " mi fa ribrezzo parlare di queste cose e trovo la pratica omosessuale aberrante, come la legge sulla omofobia che di fatto incoraggia questo vizio contro natura. I Vescovi e i pastori devono parlare chiaro, guai al padre che non corregge suo figlio. Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo, e colui che apertamente rivendica questa sua condizione dà un cattivo esempio e scandalizza". Che cosa devono fare ... gli omosessuali?: "chi ha la tendenza ha diritto alla misericordia e non ad essere discriminato, ma colui il quale addirittura ne fa vanto, si mette fuori della comunione della Chiesa e non merita questo sacramento. Fanno in tempo a pentirsi da questo orribile difetto. Lo ribadisco: all'omosessuale praticante e conclamato non va amministrata mai la comunione, quando si presenta davanti, il ministro abbia il coraggio di tirare avanti. Ad uno come Vendola io non la amministrarei mai". Eccellenza, nella pratica quotidiana le nozze in Chiesa sono diventate delle celebrazioni spesso disordinate: "certamente e occorre porre rimedio. Ma come al solito molti Vescovi italiani mettono il lucchetto al cancello quando i buoi sono già scappati. Se certi Vescovi dormono é impossibile celebrare degnamente le nozze in chiesa, senza stravaganze che le rendono ormai spettacoli. Bisogna fra capire che il matrimonio in chiesa é una cosa seria e non limitarsi ad una coreografia. Poi si dica chiaramente ai cattolici che loro devono scegliere il sacramento. Se in tutta libertà vanno al comune, sappiano che opera la scomunica latae sententiae, si mettono fuori da soli dalla chiesa". Il Vescovo parla della recente visita del Papa alla Sinagoga: " l' Osservatore Romano la ha lodata e penso che il Papa abbia fatto bene a visitarla. Ma con la stessa franchezza é arrivato il momento di affermare che gli ebrei non sono più i nostri fratelli maggiori. Meglio, lo sono stati sino all'arrivo di Cristo, poi lo hanno abbandonato e non conosciuto. Loro sono contro la storia e dal Nuovo Testamento in poi hanno scelto di non essere nostri fratelli. Sull'albero dell'ulivo é stato fatto un inserto diverso. La Chiesa é nata da Cristo e non dagli ebrei". Ha visto quello che accade in Nigeria?: " la conferma che l' Islam é una religione violenta ed anticristiana e che distinguere tra Islam moderato e estremo non ha senso. L'Islam é unico e il brodo di coltura sono proprio i Paesi moderati. Nazioni slamiche ricche ad Haiti non hanno mandato neppure un soldo. Bisogna svegliarsi dal letargo e difendersi dall ' Islam, prima di essere colonizzati".
Csm: rimosso il giudice anti-crocifisso Nel 2005 era stato condannato a 7 mesi di carcere, poi prosciolto Durissima sanzione a Tosti per il suo rifiuto di tenere udienze in aule giudiziarie con il simbolo cristiano Dal Corriere della Sera MILANO - Rimozione dall'ordine giudiziario.È la durissima sanzione inflitta dalla sezione disciplinare del Csm al giudice di Camerino Luigi Tosti, divenuto famoso per il rifiuto di tenere udienze in aule dove è esposto il crocifisso. A Palazzo dei Marescialli Tosti non ha fatto ricorso a un avvocato, come pure avrebbe potuto, e nemmeno all'assistenza di un collega magistrato, difendendosi da solo.Mentre si teneva il procedimento a suo carico, davanti alla sede del Csm alcuni radicali hanno manifestato in suo sostegno. «PAGINA NERA» - «Come ho sempre detto sin dall'inizio, o si rimuovono i crocifissi dalle aule di giustizia e dagli uffici pubblici o l'alternativa era rimuovermi - così Tosti commenta la decisione del Csm -.Oggi si è scritta una pagina nera per la laicità dello Stato italiano, sono curioso di vedere cosa scriverà il Csm nel provvedimento che mi rimuove dall'ordine giudiziario.Ne ho fatto un problema di carattere generale, ma anche la Cassazione mi ha dato ragione in due occasioni: nel 2000, quando ha considerato giustificato il rifiuto di uno scrutatore a sedersi in un seggio elettorale in cui è esposto il crocifisso, e nel 2009 quando mi ha assolto stabilendo che non ho commesso alcun reato per essermi rifiutato di tenere udienza, dal momento che ero stato sostituito». Tosti ricorda che nelle motivazioni la Suprema Corte ha affermato che «la presenza del crocifisso è incompatibile con il principio supremo di laicità e con i principi di uguaglianza e di libertà religiosa». Il giudice presenterà ricorso in Cassazione e, se sarà respinto, alla Corte europea dei diritti dell'uomo.Secondo lui «la questione è identica a quella posta dalla cittadina italiana di origine finlandese Lautsi Soile per la rimozione dei crocifissi dalle aule scolastiche», cui i giudici di Strasburgo hanno dato ragione il 3 novembre e su cui il governo sta preparando un ricorso alla Grande Camera. LA VICENDA - Il caso Tosti risale al maggio 2005, quando il giudice annunciò che non avrebbe più tenuto udienze se dall'aula del tribunale non fosse stato tolto il crocifisso.Un comportamento che ha mantenuto fino a gennaio 2006. Di conseguenza il Csm, che aveva già proceduto con la sospensione tre anni fa, ha optato per il più drastico provvedimento, configurando il rifiuto di compiere atti connessi all'attività giudiziaria.In sede penale Tosti era stato assolto per questa stessa vicenda dall'accusa di omissione di atti d'ufficio (dopo che, a novembre 2005, era stato condannato a 7 mesi di reclusione), ma solo perché era stato sostituito e dunque le udienze erano state regolarmente celebrate. MANCINO: «LEGITTIMITA' DEL CROCIFISSO NON C'ENTRA» - Il vice presidente del Csm, Nicola Mancino ha spiegato che «con l'intenzione di risolvere una questione di principio, il giudice Luigi Tosti s'era rifiutato di tenere udienza anche dopo che il Presidente del Tribunale gli aveva messo a disposizione un'aula senza il Crocifisso, con ciò venendo meno all'obbligo deontologico e ai doveri assunti in qualità di magistrato che gli impongono di prestare servizio» ha affermato, dopo la seduta odierna della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, sottolineando poi che «il Csm non è nè la Corte Costituzionale nè la Corte Europea; non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto la questione della legittimità o meno di tenere il Crocifisso in un'aula giudiziaria. Il dottor Tosti è stato giudicato per essersi rifiutato di tenere comunque udienza fino a quando in tutti i Tribunali d'Italia non fossero stati rimossi i crocifissi». Redazione online 22 gennaio 2010 Continua a leggere
da Cronache Laiche di Cecilia M. Calamani Come denuncia la Flc –Cgil (Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil), il ministero dell’Istruzione ha diramato una circolare sulle modalità di iscrizione per il prossimo anno alla scuola dell’infanzia e primaria. La circolare elenca le tre opzioni possibili per gli studenti che non si avvalgano dell’insegnamento della religione cattolica (Irc): attività didattiche e formative; attività individuali o di gruppo con assistenza di personale docente; uscita dalla scuola. Ma nei moduli allegati, che dovrebbero servire come ‘tracce da contestualizzare’ per gli istituti, ecco sparire le attività didattiche e formative, ossia l’opzione scelta dalla maggior parte dei genitori dei piccoli studenti, contrari a vederli ‘spalmati’ su altre classi o portati per un’ora in un’aula parcheggio. Ma cosa dice la normativa vigente sull’ora alternativa all’Irc? La circolare ministeriale 316 del 1987, ultimo riferimento normativo, parla chiaro: “Gli alunni non avvalentisi dell’insegnamento della religione cattolica – previa richiesta del genitore o di chi esercita la potestà o richiesta personale degli alunni stessi, se frequentanti la scuola secondaria superiore – hanno il diritto di scegliere tra le attività didattiche e formative ed una pluralità di opportunità qualificabili come studio o attività individuali da svolgersi con l’assistenza di docenti a ciò appositamente incaricati e nell’ambito dei locali scolastici”. In realtà, la maggior parte delle scuole – dell’infanzia, primarie, secondarie di primo e secondo grado – non prevede le attività didattiche e formative, e non solo da quest’anno. Cercate su internet una scuola, di qualsiasi ordine e grado, nel vostro quartiere. E’ probabile che abbia un sito internet sul quale poter visionare il modulo di iscrizione. Le opzioni per chi non si avvale dell’Irc, se previste, sono quasi sempre solo due: attività di studio individuale (in aula, in biblioteca) e uscita dalla scuola. In molti moduli, addirittura, il genitore deve solo specificare se lo studente si avvarrà o no, punto. Cosa farà in quell’ora non è dato sapere. L’ultima circolare ministeriale autorizza de facto, in barba alla normativa vigente, un ‘uso’ che si è protratto senza ostacoli per anni, a partire proprio dalla revisione concordataria del 1984 che ha rivisto le regole di ‘esonero’ (così chiamato prima di allora) dall’Irc. Uso che, tra l’altro, ostacola ragazzi e famiglie nella loro scelta. Sono molti i non (o diversamente) credenti che pur di non creare disagio ai figli, ospiti in altre classi o, peggio, lasciati allo stato brado nei corridoi, rinunciano alla facoltà di non avvalersi dell’Irc, a tutto vantaggio dei dati statistici della Cei sulla affluenza all’ora di religione che risulta così talmente frequentata da tacitare ogni lecita richiesta di abolizione. Tra l’altro, l’onere delle attività didattiche e formative è delegato alle scuole, in cronica carenza di fondi. E poche, pochissime, sono quelle che riescono ad offrire una alternativa didattica alla religione. Anche su questo tema, incombe il disarmante disinteresse della politica nostrana. Qualche timida interrogazione parlamentare c’è stata, in passato, ma mai nessuna forza politica ha portato avanti battaglie di diritto sull’ora alternativa. La divergenza dalla fede cattolica non è più un problema di pochi e il cambiamento della nostra società lo dimostra ogni anno di più. La ministra Gelmini ne è cosciente, visto che ha appena stabilito ferre regole per limitare la percentuale di alunni stranieri nelle classi, ma nonostante ciò continua a declamare con veemenza l’importanza dell’insegnamento della nostra (?) religione nelle scuole, ad asserire che i docenti di religione hanno pieno titolo a partecipare agli scrutini e addirittura che siano discriminati rispetto agli altri perchè esprimono un giudizio e non un voto! Ma cosa ci aspettiamo da uno Stato che paga di tasca sua (o meglio di tasca nostra) gli insegnanti di religione scelti dalla Curia? Che li fa entrare in ruolo nello Stato assicurando loro, qualora il vescovo non rinnovi l’incarico annuale, una collocazione nella graduatoria di altra disciplina di insegnamento (a scapito di chi ha superato regolare concorso di abilitazione)? Che elargisce loro premi spot sullo stipendio per compiacere le gerarchie vaticane? C’è qualcuno, in Parlamento, pronto ad affrontare una battaglia di giustizia e civiltà su questo tema? No. A Vaticalia certi argomenti sono troppo scomodi. Fosse mai che poi si perdano le elezioni… Continua a leggere
Nelle scuole dell'infanzia comunali una limitazione che la Gelmini aveva escluso. In arrivo più mediatori culturali. Assessore Marsilio, linea dura: "A Roma un tetto anche per chi è nato in Italia" Da Repubblica - Roma di Chiara Righetti La rivoluzione del "tetto" al numero di studenti stranieri a Roma comincia dalle materne. Le iscrizioni alle scuole dell'infanzia comunali sono aperte fino al 12 febbraio (si possono fare on-line in due municipi, il IX e il XVIII). La novità di quest'anno sta nel fatto che saranno accettati al massimo 5 bimbi stranieri per classe. Se ci saranno più domande, il Comune provvederà a smistarle in altre scuole dello stesso municipio. Il criterio di un tetto del 30% al numero di iscritti stranieri è stato introdotto dal ministero dell'Istruzione con la circolare 2/2010. Sarà operativo nelle prime classi dall'anno prossimo, ma - ha chiarito il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini - riguarderà i figli di immigrati arrivati in Italia dal loro Paese, non quelli nati e cresciuti qui. Il Comune di Roma, da parte sua, va oltre la mera applicazione di questo principio: nelle scuole della Capitale, spiega l'assessore alle Politiche educative Laura Marsilio, il limite riguarderà anche i nati in Italia, perché «l'integrazione non è solo un fatto linguistico, riguarda la cultura, le tradizioni». Il punto di partenza è un regolamento della scuola dell'infanzia del ‘96 (che prevede, «ove possibile», la presenza di 5 stranieri per classe). Cosa accadrà se le domande saranno di più? In quel caso, fa sapere l'assessore, «si intraprenderanno azioni di concertazione nei municipi anche attraverso accordi di rete». In altre parole ci saranno percorsi di accompagnamento per convincere le famiglie (italiane e straniere) agli opportuni spostamenti, verso altre scuole dello stessa zona. E l'avviso per le materne comunali prevede un'altra novità: «l'assegnazione alle classi degli stranieri è effettuata, ove possibile, raggruppando quelli dello stesso gruppo linguistico». La novità riguarderà perlopiù i municipi a maggiore concentrazione di migranti: I (Centro storico), VI (Tor Pignattara) e XX (Cassia - Prima Porta).Per regolare più nel complesso le iscrizioni, il Comune sta poi lavorando a un protocollo con l'Ufficio scolastico regionale, a supporto del quale ci sarà un comitato dedicato, il Gis - Gruppo per l'integrazione nella scuola. Per facilitare le famiglie straniere nell'iscrizione, e favorirne il coinvolgimento in corso d'anno, sarà potenziato il ruolo dei mediatori culturali, selezionati dal registro pubblico del Comune. E proseguirà anche l'anno prossimo il progetto "Scuole dei fratelli d'Italia - Scuole di solidarietà", rivolto agli istituti con più stranieri, che possono ottenere fondi per l'integrazione. L'anno scorso sono stati concessi circa 500mila euro; l'anno prossimo lo stanziamento sarà analogo e andrà a coprire, spiega l'assessore, «corsi d'italiano per i genitori; mediazione culturale; traduzione di materiale informativo per le famiglie». Continua a leggere
È la "sorpresa" di Tremonti La decisione fa riavvampare la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni a chi insegna il cattolicesimo Nella busta paga del mese di maggio troveranno circa 220 euro in più Da Repubblica di SALVO INTRAVAIA SCATTI stipendiali per gli insegnanti, ma solo per quelli di religione. Lo ha stabilito il ministero dell'Economia lo scorso 28 dicembre. Mentre i sindacati della scuola sono alle prese con un complicato rinnovo del contratto in favore di tutti i docenti e gli Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) della scuola, alla chetichella quelli di religione nella busta paga del mese di maggio troveranno una gradita sorpresa: il "recupero" degli scatti (del 2,5 per cento per ogni biennio, a partire dal 2003) sulla quota di retribuzione esclusa in questi anni dal computo. Supplenti compresi. A spiegare la portata del provvedimento, che porterà nelle tasche degli interessati un bel gruzzoletto, è lo Snadir (il sindacato nazionale autonomo degli insegnanti di religione). "Gli aumenti biennali per gli insegnanti di religione, che in precedenza venivano calcolati nella misura del 2,5 per cento del solo stipendio base, dovranno ormai ammontare al 2,5 per cento dello stipendio base comprensivo della Indennità integrativa speciale". Una cosetta di non poco conto visto che l'Indennità integrativa speciale rappresenta circa un quarto dell'intera retribuzione dell'insegnante e che gli anni da recuperare sono tanti, quasi quattro bienni.
Quanto basta, e avanza, per riaccendere la polemica sui privilegi assegnati dallo Stato in questi ultimi anni ai docenti di religione cattolica: accesso alla cattedra su segnalazione dell'ordinario diocesano, assunzione sulla base di un successivo concorso riservato, passaggio ad altra cattedra in caso di perdita del requisito per insegnare la religione (l'attestato dell'ordinario diocesano) e scatti biennali anche per i precari). "Mentre il ministro Tremonti a dicembre ricorda alla Curia che presto saranno liquidati gli scatti biennali di anzianità al personale docente di eligione con incarico annuale o di ruolo, che non ha mai richiesto tale indennità sotto forma di assegno ad personam, permane, purtroppo, il silenzio verso tutto il restante personale precario", dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione).
La questione è di particolare attualità perché una sentenza della Corte di giustizia europea del 2007 ha riconosciuto, secondo il principio di non discriminazione, il diritto agli scatti di anzianità anche a favore dei precari. E da allora sono diverse le associazioni di insegnanti italiane e sindacati che hanno intrapreso la via giudiziaria per farsi riconoscere questo diritto. Ma, ancora, non si sono visti i risultati.
E mentre migliaia di precari di lungo corso sono in attesa di un riconoscimento economico. Folgorato sulla via di Damasco, il ministero dell'Economia, scrive: "A seguito degli approfondimenti effettuati in merito all'oggetto, si comunica che questa Direzione ha programmato, sulla mensilità di maggio 2010, le necessarie implementazioni alle procedure per il calcolo degli aumenti biennali spettanti agli insegnanti di religione anche sulla voce IIS (Indennità integrativa speciale, ndr) a decorrere dal 1 gennaio 2003".
Il diritto agli scatti biennali in favore degli insegnanti di religione è stabilito da una legge del 1980, che poteva anche avere un senso: siccome i docenti di religione erano precari a vita, non era prevista cioè la loro stabilizzazione, era necessario stabilire un meccanismo per aggiornare loro lo stipendio. Ma poi nel 2005 arrivò il concorso e l'immissione in ruolo. E mentre per i precari della scuola non è previsto nessun aumento di stipendio in relazione all'anzianità di servizio, quelli di religione conservano questo trattamento: incremento del 2,5 per cento ogni due anni.
Secondo alcuni calcoli effettuati dai sindacati il caveau potrebbe valere 220 euro in più in busta paga, arretrati esclusi. Niente male per quasi 12 mila insegnanti di religione a tempo determinato attualmente in forza alle scuole italiane. Per il rinnovo del contratto degli insegnanti, invece, i sindacati hanno chiesto un aumento di 200 euro mensili da erogarsi in tre anni, ma il ministro della Pubblica amministrazione è disposto a concederne appena 20. E non solo. Vorrebbe agganciare gli aumenti di stipendio dei docenti al merito. Continua a leggere