A proposito delle polemiche che corrono nella stampa ebraica, un mio amico, [mi ha detto mio cuggino che] con spirito forse un po’ macabro, ma salace, mi ha detto una cosa che riporto [riporto, eh. quindi sia chiaro che la cazzata che segue non la ho scritta io]. E’ incredibile quanto fosse alto il livello dello scontro culturale, politico, caratteriale, perfino esistenziale, a Varsavia, dentro il perimetro del ghetto all’inizio della primavera 1943 [mettiamoci qui un riferimento al nazismo, che dopo la campagna elettorale ce ne ho qui che ne avanzano]: molti periodici, un numero non indifferente di quotidiani, continue riunioni politiche di gruppi in reciproco conflitto [attenzione che il conflitto e' male e non si sa come finisce], ciascun gruppo col suo periodico [una schifezza, guarda: sembra l'America, senza un comitato centrale a dettare la linea] , che ognuno voleva per sé e guai a scrivere su quello dell’altro, comunque guai a provare di intraprendere pratiche di confronto [ora ci sarebbe il fatto che a fare cosi' nel ghetto di Varsavia erano i socialisti e non i revisionisti, ma questo io mica lo scrivo]. Si sarebbe potuto pensare a un mondo vivo, a un domani carico di vitalità e soprattutto dotato di un radioso futuro, se non fosse stato per quel particolare del treno fuori dal cancello [e siccome lo ha detto mio cuggino, io posso continuare a dire che Auschwitz e' unico nella storia, mazzaquantosoffiko].
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lunedì 18 marzo 2013
domenica 10 marzo 2013
Also spracht Bidustra - 04
"La sinistra italiana
e Israele" è il tema che animerà un confronto domani sera a Milano
nell’ambito del ciclo di iniziative promosse da Kesher e a cui
parteciperanno Fiamma Nirenstein, Paolo Mieli, Stefano Jesurum. Oratori
di qualità, indubbiamente serata che sarà di rilievo [ma ...zzo non mi hanno invittato. Adesso mi sentono]. Ma mi chiedo:
perché non costruire un appuntamento dal titolo “La destra e gli ebrei”?
Una serata in cui il tema non sia che la destra è amica di Israele e la
sinistra non lo è più [che sono cose che non ho voglia di sentir dire e che comunque e' meglio non raccontare troppo], ma raccontasse che cosa oggi fa convergere
destra e mondo ebraico e fa sentire gli ebrei a casa nella destra [e che si eviti accuratamente di raccontare come la sinistra israeliana sia finita a braccetto con Shas]. Se
prima la convergenza con la sinistra si riconosceva intorno all’idea di
libertà o in quella di eguaglianza [che tradotto significa che gli ebrei sono una religione e non un popolo e non rompano quindi i coglioni con la pretesa di avere uno Stato], qual è il valore che rende oggi più
attraente la destra? [Perche', diciamolo chiaramente, quando i mulini erano bianchi gli ebrei erano rossi, ora sono biancazzurri anche quando sono della Roma ed e' un gran casino] Mi piacerebbe che me lo raccontasse non qualcuno
che è diventato di destra perché deluso della sinistra [che quella e' gente che non deve parlare, infatti quando ho curato la antologia sul sionismo sono stato ben attento a lasciarli fuori], ma qualcuno che
all’origine [perche' quando si parla di ebraismo bisogna sempre andare a scrutinare l'origine] era di destra, anche quando non c’era il feeling di simpatia
tra destra ed ebrei. Non solo, ma anche esponesse, come si confronta,
stando a destra, con l’antisemitismo diffuso a destra [che io posso dare delle lezioni su come ci si confronta con quello diffuso a sinistra] e [io confrontare mi son confrontato, poi passa. Il confronto, voglio dire, passa. L'antisemitismo, quello, resta] pur con la
presenza di quel sentimento e di quella convinzione, ritiene che valga
la pena stare a destra. [Ho detto loro che sono di destra, e' un insulto grave, spero proprio di averli offesi, mo' vediamo se la prossima volta hanno la faccia tosta di non invitarmi, ecco].
domenica 23 dicembre 2012
Also spracht Bidustra - 03
Le parole hanno significati. Alcune di esse destano anche sensazioni. La parola “comunità” rientra tra queste. Comunità è intesa come “luogo caldo”, intimo, confortevole, caratterizzato da reciproca comprensione. Non sono sicuro che sia proprio così, ma diciamo che c’è un desiderio che sia così. [= sto cercando di riscrivere il vocabulario, ma sono arrivato solo alla lettera C]
Alcuni anni fa il sociologo Zygmunt Bauman [= per il catalogo della biblioteca sono messo ancora peggio, sono alla lettera B ] riflettendo sulla dimensione della comunità come desiderio (“Voglia di comunità”, Laterza, Roma–Bari 2001, p. 6) non ha mancato di richiamare la nostra attenzione proponendo di distinguere tra la comunità dei nostri sogni e ciò che chiama la ‘comunità realmente esistente’ specificando come con questo termine sia da intendere “una collettività che pretende di essere la comunità incarnata e che a partire da questa convinzione esige una lealtà incondizionata in cui qualsiasi altro atteggiamento è percepito come un imperdonabile atto di tradimento". “La ‘comunità realmente esistente’ – prosegue Bauman – qualora ce ne trovassimo partecipi, reclamerebbe ubbidienza assoluta in cambio dei servizi erogati o che promette di erogare”.
E perciò si chiede: “Desideri la sicurezza? Cedi la tua libertà, o quanto meno buona parte di essa. Desideri la tranquillità? Non fidarti di nessuno al di fuori della comunità. Desideri la reciproca comprensione? Non parlare con gli estranei e non usare lingue straniere. Desideri provare questa piacevole sensazione di intimo ambiente familiare? Istalla un allarme alla porta e un sistema di telecamere nel giardino. Desideri l’incolumità? Non far entrare estranei ed evita a tua volta comportamenti strani e pensieri bizzarri. Desideri calore? Non avvicinarti alle finestre e non osare mai aprirne una”. E termina: “Il problema è che se si segue questo consiglio e si tengono le finestre chiuse, l’aria all’interno diventa ben presto stantia e alla fine irrespirabile”.
E pertanto: sionisti revisionisti e religiosi, Reform, Massorti e Liberal, levatevi dalle palle che mi appestate l'aria, lo dice anche Bauman.
domenica 16 dicembre 2012
Also sprach Bidustra - 02
Dopo la strage di Newtown, nel Connecticut, qualcuno ha aperto una “caccia all’autistico”, [la caccia all'autistico non la ha aperta nessuno ma mi serviva un incipit] convinto che occorra sempre un “capo espiatorio” [e il migliore inizio e' sempre indicare qualcuno che ci ha le opinioni sbagliate e barbare]. Sarebbe più ovvio [dopo aver chiarito che ci sono delle teste di cazzo, io posso rifulgere passando per ovvia la mia intelligenza] concentrarsi sul fatto che ciò che è avvenuto è stato fatto da qualcuno che è parte organica della comunità. Come capita spesso il male non è “straniero”. Non c’è da guardarsi dal male in sé, ma dal male che sta dentro ciascuno di noi [Tranne dentro di me, che sto dalla parte giusta]. E’ il dato più difficile con cui confrontarsi e da assimilare [Dovete stare quindi a sentire me, che vi indico dove sta il male, e cioe' in fondo a destra, la' tra Jabotinsky e Pannella]. Non solo a Newtown. [capito mi avete?]
domenica 9 dicembre 2012
Also sprach Bidustra - 01
Inauguro qui una serie di post che serviranno a rendere comprensibile alle masse l'affascinante pensiero del faro intellettuale dell'ebraismo italiano. Iniziamo dal suo importante contributo a Moked di oggi.
"Cresce la domanda e l’offerta di sapere nel mondo ebraico. E’ un buon segno. A me sembra che siano da adottare diversi angoli prospettici. [= Tra un poco inizia Limmud e sto cercando le scuse per non andarci]. Da una parte sta una dimensione del sapere o del fare, e dunque delle regole, dall’altra una “del vivere” dove conta ciò che gli ebrei hanno fatto nella storia concreta. [= In effetti e' meglio restarsene in Italia e prepararsi alla campagna elettorale, que viva Bersani]. Ovvero ciò che sono stati nello “scorrere del tempo”. [= Tutto cio' che di buono gli ebrei lo potevano fare, e' gia' stato fatto, e nel 1948, anzi nel 1977 la storia e' finita] In questo secondo caso ciò che occorre mettere a tema è l’esperienza vissuta [= Consideriamo, come dice Marx, non l'ebreo dello Shabbat, ma lo strozzino che dal ghetto di Francoforte controlla l'economia mondiale] che non è solo, né spesso prevalentemente, traduzione pratica di regole, ma, appunto, “storia dell’agire nel tempo” [= Ogni volta che gli ebrei hanno fatto qualcosa di buono e' stato contro quello stupido ammasso di vetuste regole religiose che va sotto il nome di ebraismo anteBidussa]. Il che significa che accanto alla dimensione ideale o culturale noi dobbiamo essere in grado di porre l’ebreo reale. [= Quindi, dicesi "ebreo reale" solo colui che milita a sinistra in Israele o preferibilmente anche in Italia"] Più precisamente un ebreo nella storia. Da questo punto di vista Yosef Hayim Yerushalmi avrebbe molto da dirci. [Sto preparando la prefazione a un altro libro, una ideale strenna natalizia per i vostri amici non ebrei che stanno nella storia e da cui dobbiamo imparare. Altro che Limmud.]"
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